Bruno Villois Mentre la fiducia delle famiglie è ai massimi addirittura dal 1988 diminuisce se pure di una incollatura la fiducia delle imprese. "Colpa" dell’imputato burocrazia ma anche serie responsabilità del tessuto imprenditoriale e bancario. Mi riferisco all’eccessivo debito delle imprese, scarsamente compensato da...

Bruno

Villois

Mentre la fiducia delle famiglie è ai massimi addirittura dal 1988 diminuisce se pure di una incollatura la fiducia delle imprese. "Colpa" dell’imputato burocrazia ma anche serie responsabilità del tessuto imprenditoriale e bancario. Mi riferisco all’eccessivo debito delle imprese, scarsamente compensato da capitalizzazioni adeguate e aggravato da dimensioni aziendali di piccole e micro dimensioni. Bene ricordare che sono in corso moratorie che congelano ogni forma di finanziamento fino al 31 dicembre, per un volume complessivo di prestiti stimato in oltre 220 miliardi di euro. Le partite Iva sono i principali beneficiari delle moratorie, per la maggioranza di loro ci sono in essere garanzie personali a copertura dell’esposizione bancaria. Sarebbe servita da decenni un’immissione di finanza propria sotto forma di conferimento di capitale sociale da parte di soci, azionisti, proprietari di imprese, raramente effettuata. Fin’ora tutti i governi che si sono susseguiti dalla nascita della repubblica, spinti anche dalle associazioni datoriali di rappresentanza, hanno fatto orecchio da mercante sul problema capitalizzazioni. L’uscita dalle moratorie farà emergere serie difficoltà a far fronte alle scadenze sospese addizionate delle ordinarie, il ricorso alle escussione delle garanzie da parte delle banche in assenza del rispetto delle scadenze è tutt’altro che scontato, lo impongono le norme della Bce condivise dai governi europei. Per attenuare il rischio serve immissione di capitale proprio dei soci, stimolato da incentivi fiscali in modo da garantire il debito. Urge una politica fiscale accomodante per i conferimenti di capitale.