Il lockdown fa crollare i consumi delle famiglie, ma fa crescere significativamente i risparmi e i depositi sui conti correnti. Nel primo trimestre dell’anno la spesa si è ridotta del 6,4%, con una "brusca contrazione" legata alle misure di contenimento per l’emergenza Coronavirus. E, però, come conseguenza, la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stimata al 12,5%, in rialzo di 4,6 punti percentuali rispetto al quarto trimestre...

Il lockdown fa crollare i consumi delle famiglie, ma fa crescere significativamente i risparmi e i depositi sui conti correnti. Nel primo trimestre dell’anno la spesa si è ridotta del 6,4%, con una "brusca contrazione" legata alle misure di contenimento per l’emergenza Coronavirus.

E, però, come conseguenza, la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stimata al 12,5%, in rialzo di 4,6 punti percentuali rispetto al quarto trimestre 2019. Del resto, dalla Banca d’Italia hanno stimato, tra febbraio e aprile, un incremento di circa 20 miliardi sui conti correnti privati.

Dunque, è stato sufficiente marzo, primo mese di lockdown, a determinare lo stravolgimento della gestione economica all’interno delle famiglie italiane.

I consumi crollano, come era inevitabile: sono rimasti aperti solo supermercati, farmacie e poco altro. Una caduta senza precedenti. L’impatto sugli stipendi non è stato altrettanto drammatico (-1,6% rispetto agli ultimi tre mesi del 2019) grazie, secondo i ricercatori dell’Istituto, alle "misure di sostegno ai redditi introdotte per contenere gli effetti dell’emergenza sanitaria". Dal crollo dei consumi ma non dei redditi è scaturito l’effetto risparmio. Un aumento della fetta di risorse che ogni famiglia mette in cascina: il tasso è ritornato ai valori più alti da quindici anni.

Certo è che la riduzione del Pil determina anche un aumento del fardello della tasse: la pressione fiscale sale al 37,1%, che può apparire come una percentuale non altissima. Nei primi tre mesi dell’anno, però, i prelievi hanno tradizionalmente un’entità ridotta, raggiungendo il picco nell’ultimo trimestre. In effetti, guardando ai mesi invernali, negli anni presenti nelle serie Istat un livello così non si era mai registrato prima. Non solo. Anche il deficit in rapporto al Pil è schizzato al 10,8%. Le stime sul clima di fiducia a giugno, però, fanno ben sperare. l’Istat rileva un recupero, soprattutto per le famiglie. Le aziende per ora restano invece più fredde. E se anche nel mese di maggio Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale, indica un calo della domanda di elettricità in Italia del 10,3%, è altrettanto vero che per giugno il trend è di ripresa. Per gli analisti di Confcommercio, però, non vale la pena essere entusiastici.