Una sede dell'Inps (Ansa)
Una sede dell'Inps (Ansa)

Roma, 21 settembre 2017 - Cinque mesi cinque. La lettera del presidente dell’Istat con l’indicazione dell’aumento della speranza di vita di 5 mesi, secondo fonti bene informate, è pronta per essere inviata ai ministeri del Lavoro e dell’Economia. E, dunque, a meno di interventi del governo in manovra, i direttori generali dei due dicasteri, destinatari della missiva, non potranno fare altro che fissare a 67 anni l’età pensionabile dal 2019. E, anzi, se non lo faranno potranno essere chiamati a rispondere di danno erariale. Il dato Istat non influirà solo sui requisiti di accesso alla pensione, ma anche sull’adeguamento dei cosiddetti coefficienti di trasformazione, che sono i parametri utilizzati per il calcolo dei trattamenti nel sistema contributivo, con l’effetto che i nuovi assegni liquidati, sempre dal 2019, in avanti caleranno del 4-5% a parità di età di uscita.

I sindacati, però, proprio ieri hanno rilanciato il loro no all’innalzamento dei requisiti per effetto dell’aspettativa di vita. In un documento ad hoc sulla previdenza hanno indicato le priorità da inserire nella legge di Stabilità e in testa alla lista c’è lo stop all’aumento, insieme con l’attribuzione di un anno di anticipo per le donne per ogni figlio, fino a un massimo di tre anni; seguono nella lista, la concessione di un bonus contributivo per i lavori di cura (un anno di contributi figurativi ogni 5 effettivi); la previsione di una sorta di pensione di garanzia per i giovani (da 650-670 euro mensili) e altre misure in materia di previdenza integrativa. Un pacchetto consistente che sarà al centro dell’ultimo round di trattativa con il governo dopo l’approvazione della nota di aggiornamento del Def, ha chiarito il ministro Giuliano Poletti. Il punto è che fin da ora l’esecutivo appare contrario ad accogliere lo stop all’innalzamento dei requisiti legati alla speranza di vita. Lo hanno fatto capire nettamente dal ministero dell’Economia e, da ultimo, il viceministro Enrico Morando. E, d’altra parte, il numero uno dell’Istituto di statistica, Giorgio Alleva, si appresta a confermare, nero su bianco, quello che aveva anticipato informalmente in Parlamento: il salto in avanti di 5 mesi dell’aspettativa di vita.

Vediamo, allora, che cosa cambierà per età e requisiti contributivi dal 2019. Sempre che il governo non sterilizzi il salto con una norma ad hoc nella legge di Stabilità. Per la pensione di vecchiaia si passerà dai 66 anni e 7 mesi attuali a 67 anni nel 2019. A questo primo step seguiranno aumenti ogni due anni: e così si arriverà a 67 anni e 3 mesi nel 2021 e via di seguito in media di due mesi in due mesi, fino a toccare i 67 e 6 mesi nel 2025, i 68 anni nel 2031, i 68 e 5 mesi nel 2037, i 69 e un mese nel 2045, i 69 e sette mesi nel 2051, i 70 anni nel 2057, i 70 e 6 mesi nel 2065.

Per la pensione anticipata, invece, vale solo il requisito dei contributi, a prescindere dall’età. Ma anche in questo caso si tratta di soglie destinate a salire con gli stessi criteri. E così nel 2019 si passerà dagli attuali 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne (di contribuzione) a 43 anni e 3 mesi e a 42 anni e 3 mesi. Con ulteriori scatti di due mesi circa ogni due anni.