Una sede Inps (Ansa)
Una sede Inps (Ansa)

Roma, 16 marzo 2019 – Sarà possibile riscattare la laurea, ma anche coprire i vuoti contributivi per i periodi di non lavoro, non più fino a 45 anni di età, ma senza limite anagrafico. Pagando il dovuto, ampiamente scontato rispetto al riscatto ordinario, in ben dieci anni e non più in cinque. Rimane fermo, invece, il vincolo del 1° gennaio 1996 come data di inizio dell’attività lavorativa per poter usufruire del canale privilegiato.

Sono queste le novità più attese sul fronte della "pace contributiva" così come sono state approvate tra Camera e Senato nell’esame del decretone del governo. Vediamo, dunque, come si presenta ora nella versione finale il meccanismo del riscatto agevolato introdotto dal governo.

Chi può chiedere il riscatto agevolato. Possono usufruire della possibilità di chiedere il riscatto di periodi non coperti da contributi previdenziali coloro che hanno cominciato a lavorare o a versare dal primo gennaio 1996. Dunque, tutti coloro che ricadono integralmente nel sistema contributivo di calcolo delle pensioni (basato sui contributi versati e non sugli stipendi degli ultimi 5 o dieci anni). L’opzione vale, insomma, tanto per i lavoratori dipendenti quanto per lavoratori autonomi (commercianti, artigiani) iscritti alle rispettive gestioni. E vale anche per gli iscritti alla gestione separata dell’Inps che è nata proprio dal gennaio 1996 per i cococo e le partite Iva che non sono iscritti a altre Casse. Quest’ultima possibilità permette anche ai più "anziani" di riscattare vuoti contributivi se hanno svolto attività autonoma post ’96. E’ da vedere, invece, se la nuova facoltà si estende anche ai liberi-professionisti o ai dipendenti che hanno istituti previdenziali privatizzati.

Che cosa si può riscattare. I lavoratori interessati possono riscattare i periodi non coperti da contributi che vanno dal 1996 in avanti: per un massimo di cinque anni. Si deve trattare di periodi completamente non lavorati o comunque per i quali non c’era l’obbligo di versare i contributi. Per capirci, non rientrano nel caso le eventuali fasi di attività in nero o non regolare. Ma solo i veri periodi di non lavoro o comunque impegnati in corsi di formazione o i periodi di disoccupazione non coperta da versamenti contributivi. Dunque, di sicuro vi rientra il riscatto del corso di laurea, che, però, era già riscattabile: e, semmai, si tratta di vedere di volta in volta, a seconda delle circostanze, quale sia la formula più conveniente. Ma, soprattutto, vi rientrano tutti gli intervalli tra un lavoro e l’altro o tutti quei corsi e quelle attività di studio che fino a oggi non erano riscattabili. Le altre fasi di occupazione senza versamenti possono essere recuperate attraverso le vie ordinarie previste anche in precedenza.

Il costo del riscatto. Il costo del riscatto "è costituito dal versamento di un contributo, per ogni anno da riscattare, pari al livello minimo imponibile annuo di cui all'articolo 1, comma 3, della legge 2 agosto 1990, n. 233, moltiplicato per l'aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche dell'assicurazione generale obbligatoria per i lavoratori dipendenti, vigenti alla data di presentazione della domanda". In sostanza, si tratta, secondo le stime della Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro, di 5.241,30 euro da pagare per ogni anno di studio: con un totale che varia da 15mila euro per una laurea breve a 25mila per un corso quinquennale. Tirate le somme, lo sconto, rispetto al meccanismo attuale, arriva al 60 per cento.

I vantaggi fiscali e la rateizzazione. Per coloro che scelgono la via del riscatto dei periodi non coperti il decreto prevede una serie di vantaggi fiscali e di altra natura. Innanzitutto il costo del riscatto, così come calcolato secondo le regole indicate nella scheda specifica, può essere detratto dalla dichiarazione dei redditi nella misura del 50 per cento in un quinquennio. Non solo. L’onere per il riscatto può essere pagato anche dal datore di lavoro, destinando a questo fine i premi di produzione spettanti al lavoratore: e le relative somme sono deducibili dal reddito di impresa. E’ stabilito, infine, che il costo dell’operazione può essere versato all’ente previdenziale in una sola soluzione o in 120 rate mensili, senza interessi o altri oneri.