Pensioni, uffici Inps (Newpresse)
Pensioni, uffici Inps (Newpresse)

Roma, 21 gennaio 2018 - Anche coloro che sono nati nel ’62 potranno agganciare quota 100 e andare in pensione con largo anticipo, passando attraverso una fase di assegno straordinario erogato dai fondi di solidarietà di settore. A condizione, però, che dipendano da imprese disponibili a finanziare operazioni di ricambio generazionale. A prevedere questa ipotesi di scivolo lungo verso l'uscita dal lavoro è l’articolo 22 del decreto su quota 100 e reddito di cittadinanza approvato la settimana scorsa. 

Ma vediamo in dettaglio che cosa prevede e come funziona il meccanismo. Partiamo dalla premessa: il provvedimento stabilisce che per tre anni (dal 2019 al 2021) possano andare in pensione i lavoratori che hanno raggiunto o raggiungono nel triennio i requisiti minimi di 38 anni di contributi e 62 anni di età. La riforma interessa, dunque, i nati tra il 1952 e il 1959: tutti coloro che  oggi hanno meno di 67 anni e almeno 60 anni (perché potranno raggiungere 62 anni nel 2021), che abbiano attualmente almeno 36 anni di contributi (nel 2021 ne avrebbero 38).

I FONDI DI SOLIDARIETA' - Lo stesso decreto, però, prevede che possano agganciare quota 100 nel triennio anche coloro che lavorano in imprese che ricorrono all’intervento dei fondi di solidarietà istituiti nei differenti comparti. "Con l’obiettivo di risolvere esigenze di innovazione delle organizzazioni aziendali e favorire percorsi di ricambio generazionale", i Fondi di solidarietà "possono altresì erogare un assegno straordinario per il sostegno al reddito a lavoratori che raggiungano i requisiti previsti per l’eventuale opzione per l’accesso alla pensione quota 100 di cui alla presente legge, nei successivi tre anni". 

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Questo è possibile a determinate condizioni. I lavoratori devono operare in un settore dove ci sia o venga costituito, con accordo tra imprese e sindacati, un Fondo di solidarietà. Gli stessi lavoratori devono rientrare nell’ambito di un accordo sindacale di livello aziendale o territoriale finalizzato al "ricambio generazionale", accordo che preveda "il numero di lavoratori da assumere in sostituzione" di quelli che andranno in pensione con "quota 100".  A finanziare l’intervento è l’impresa interessata all’operazione, ma il costo è nettamente inferiore a quello previsto per una formula analoga introdotta dalla legge Fornero

PERCHE' A 57 ANNI  - Il risultato è che potranno conquistare lo scivolo anche i nati tra il 1960 e il 1962. I lavoratori che oggi hanno 59 anni e 35 di contributi, infatti, dopo tre anni avrebbero i requisiti (62 anni + 38) utili per ottenere la pensione con "quota 100". Ma anche coloro che oggi hanno 57 anni d’età e 33 di contributi potrebbero trarre vantaggio dal meccanismo, perché nel 2021, ultimo anno di "quota 100", avrebbero i 59 anni d’età e i 35 di contributi utili per lo "scivolo",  l’eventuale assegno straordinario, al termine del quale avrebbero raggiunto "quota 100", avendo 62 anni e 38 di contributi.