Un medico, foto generica (Imagoeconomica)
Un medico, foto generica (Imagoeconomica)

Roma, 2 ottobre 2018 - Pensioni, la famosa 'quota 100' che il Governo giallo-verde, dopo tante promesse, si appresta a introdurre per riformare la legge Fornero potrebbe creare non pochi problemi alla Sanità pubblica. A lanciare l'allarme è  il sindacato dei medici Anaao Assomed, che sulla base di uno studio sulle ricadute della riforma delle pensioni sul Ssn rivela che oltre 25mila  tra medici e dirigenti potrebbero voler appendere il camice al chiodo. Un conto facile da fare, visto che la riforma interessa i nati tra il 1954 e il 1957.

SCHEDA / La manovra dalle pensioni alla flat tax

Insomma, le corsie degli ospedali rischiano di svuotarsi all'improvviso. Attualmente - spiega l'analisi - superato lo 'scalone' previdenziale creato dalla legge Fornero nel 2011, i medici e i dirigenti sanitari abbandonano il lavoro con una età media di 65 anni, grazie anche ai riscatti degli anni di laurea e specializzazione. La riforma determinerà in un solo anno l'acquisizione del diritto al pensionamento di ben 4 scaglioni, diritto che - prevede il sindacato - verrà largamente esercitato visto il crescente disagio lavorativo legato alla massiccia riduzione delle dotazioni organiche. 

"Non basteranno i giovani neo specialisti a sostituirli - avverte Anaao Assomed - ma soprattutto è a rischio la qualità generale del sistema, perché i processi previdenziali sarebbero così rapidi e drastici da impedire il trasferimento di esperienze e di pratica clinica. Si tratta, infatti, di conoscenze e di capacità tecniche che richiedono tempo e una lunga osmosi tra generazioni professionali diverse".
Nella nota sindacale c'è un appello al Governo: "Non è più sufficiente garantire che non ci saranno tagli né taglietti per la Sanità. Chi ha responsabilità di governo ha il dovere etico di spiegare come intende affrontare il fenomeno descritto, sia ai colleghi che rimarranno al lavoro in condizioni organizzative sempre più precarie, sia ai cittadini che hanno diritto a cure tempestive, di qualità e sicure". 

L'emorragia è già iniziata: "Il conto annuale dello Stato - riporta Anaao Assomed - mostra che dal 2010 al 2016 i medici e i dirigenti sanitari in servizio sono diminuiti di oltre 7.000 unità. Questo ha permesso alle Regioni una riduzione delle spese per il personale che limitatamente al 2016 ammonta a circa 600 milioni di euro. Diversi miliardi, se il calcolo viene effettuato dal 2010 ad oggi". 
"E' necessario aprire una grande stagione di assunzioni in sanità - sollecita dunque Carlo Palermo, segretario nazionale Anaao Assomed - eliminando l'anacronistico blocco della spesa per il personale introdotto dal Governo Berlusconi/Tremonti nel 2010. Ma, soprattutto, bisogna dare una risposta al disagio oramai insopportabile che pervade tutte le strutture sanitarie pubbliche e che induce alla fuga verso il pensionamento, considerato come un 'fine pena', o verso la sanità privata, alla ricerca di posti di lavoro più remunerativi e meno logoranti".