Il presidente dell'Inps, Tito Boeri (ImagoE)

Roma, 12 ottobre 2018 - Tornano le "finestre" per le pensioni anticipate con quota 100. E così per chi avrà 62 anni di età e 38 di contributi nel 2019 l’uscita scatterà solo da aprile prossimo, con cadenze trimestrali per i successivi via libera dal lavoro. È l’ultima mediazione raggiunta nel governo per rendere meno oneroso l’allentamento della legge Fornero. Ma anche per allineare l’operazione con l’avvio del reddito di cittadinanza, avvio atteso anch’esso da aprile, dopo la riforma dei Centri per l’impiego. Una doppia mossa, favorita e sostenuta dal duo Tria-Giorgetti, d’accordo con il premier Giuseppe Conte, che finisce per ridurre da 16 a 12 miliardi l’impatto del duplice intervento sui conti del prossimo anno all’insegna del principio "Quota 100 parte a gennaio, ma scatta ad aprile".

Pensioni quota 100, la guida

Tutto questo nel giorno in cui va in cena l’ennesimo duello tra il presidente dell’Inps, Tito Boeri, e il leader della Lega, Matteo Salvini, sostenuto da tutta la maggioranza. Con il primo che insiste (le misure del governo mettono "il sistema previdenziale a rischio" con il debito previdenziale che potrebbe aumentare di 100 miliardi, oltre a penalizzare giovani e donne) e l’altro che lo rintuzza: "Si dimetta e si candidi alle elezioni".

La novità della giornata, però, è che il reddito di cittadinanza e le nuove pensioni post Fornero cominceranno a essere erogati in primavera, non prima di inizio aprile e quindi a ridosso delle elezioni europee. Il capogruppo del M5S in Senato, Stefano Patuanelli, ha anticipato che oltre al reddito di cittadinanza anche l’intervento sulle pensioni subirà uno slittamento rispetto alle iniziali ipotesi. A confermare la novità è il ministro degli affari europei, Paolo Savona, in Aula alla Camera in sede di replica sulla Nadef.

Le due misure entreranno a regime "con gradualità e io ringrazio la coalizione di cui faccio parte perché questa gradualità è stata accettata per poter conseguire una significativa riduzione del rapporto debito-Pil nel prossimo triennio". Per il reddito di cittadinanza l’avvio a primavera inoltrata era scontato, mentre sul fronte del superamento della Fornero, si è sempre parlato – a cominciare da Salvini – di operatività dal prossimo primo gennaio. La platea interessata è di circa 400mila lavoratori che avrebbero i requisiti per il pensionamento con quota 100 (almeno 62 anni di età e 38 anni di contribuzione). Claudio Borghi, presidente della commissione Bilancio della Camera, definisce "possibile" la reintroduzione delle finestre per l’uscita dal lavoro che partirebbe dunque dopo il primo trimestre, con le date di uscita fissate a aprile, luglio, ottobre e gennaio 2020. Così chi oggi possiede i requisiti per uscire dal lavoro non potrà andare in pensione il 1° gennaio, ma dovrà aspettare la prima finestra disponibile: aprile.

La gradualità o lo slittamento non potranno che avere riflessi anche sulle grandezze economiche della manovra. Per reddito di cittadinanza e previdenza la nota di aggiornamento al Def indica un onere di 16 miliardi di euro per il 2019. L’avvio dopo il primo trimestre potrebbe significare una spesa ridotta di almeno 4 miliardi. Ciò non toglie che nel pacchetto previdenza dovrebbero comunque rientrare, oltre a quota 100, anche lo stop all’aumento di 5 mesi per le pensioni anticipate nel 2019, la conferma dell’aumento a 67 anni di età di requisito per la pensione di vecchiaia ma come limite massimo che non dovrà più aumentare. Ma non basta: verrebbe prorogata per un altro anno l’Ape sociale così e gli scivoli già previsti per l’uscita a 41 anni dei precoci. E in ballo ci sarebbe anche l’opzione donna.