Roma, 12 settembre 2018 - Sì al taglio dell’Irpef, ma con gradualità. E sì alla Flat tax, ma a condizione che sia coperta con una drastica sforbiciata agli sconti e alle agevolazioni fiscali. Con prudenza il ministro dell’Economia dà il via libera alla riduzione delle tasse per le famiglie. Ma, nelle stesse ore, dopo un nuovo summit al Viminale con tutti i responsabili economici del partito, Matteo Salvini conferma il lancio di una maxi-operazione di pace fiscale che potrebbe fare incassare fino a 20 miliardi e, soprattutto, fa sapere che sulle pensioni l’età minima di uscita con la cosiddetta quota 100 (come somma di età e contributi) potrà essere di 62 anni. «Anche gli imprenditori – spiega il leader del Carroccio – mi chiedono di superare la legge Fornero. Faremo quota 100 ma per me il limite dei 64 anni è troppo alto. Io ho chiesto al massimo, ma al massimo, 62 anni. Nessun compromesso al ribasso».

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Un intervento che secondo le stime di Stefano Patriarca, della società di ricerche Tabula, potrebbe costare nel 2019 fino a 13 miliardi al lordo delle tasse (9 netti) e a regime 20 miliardi all’anno, anche se nella previsione si ipotizza l’aggiunta del pensionamento senza età con 41,5 anni di contributi.

A delineare i tratti-chiave della legge di Bilancio per il 2019 è, però, innanzitutto Giovanni Tria. Il ministro dell’Economia premette che «si può costruire una strategia politica economica coerente anche se è partita da una campagna elettorale non del tutto coerente». E in questa ottica va inquadrato anche il taglio dell’Irpef che, puntualizza, «deve essere un’operazione graduale». Certo, insiste, «io sono molto favorevole a partire con un accorpamento e una riduzione delle aliquote per i redditi familiari, compatibilmente con i vincoli di bilancio». E anche la Flat tax va avviata, ma è una misura che «richiede tempo» e «va finanziata con le tax expenditures»: il taglio di agevolazioni e sconti fiscali, a cominciare dagli 80 euro di Matteo Renzi.

L'obiettivo è quello di avviare un intervento sull’Irpef a partire dai redditi medio-bassi. Resta in campo l’ipotesi di una riduzione della prima aliquota di un punto percentuale ma si ragiona anche su un’Irpef a tre aliquote finanziata con una rimodulazione delle detrazioni fiscali. Si stanno valutando gli effetti di una riduzione da cinque a tre degli scaglioni Irpef (il primo fino a 28mila euro, il secondo fra 28 e 75mila euro e il terzo dai 75mila euro) concentrando l’attenzione sulle fasce di reddito medio-basse. Il tutto accompagnato dalla cosiddetta «pace fiscale» che, spiega Salvini, si rivolgerà «a chi ha fatto la dichiarazione dei redditi» ma non può pagare e che invece «correrebbe a pagare» se il conto fosse «il 10%», comunque «non un regalo».

Ma il ministro dell’Economia non si limita al capitolo fisco. Certo, incalza, «bisogna continuare la riduzione del rapporto debito/Pil» e comunque «nell’anno in corso ci sarà una correzione dello 0,1 per cento». Ma, non esita a sbilanciarsi su tre temi delicati del rapporto con i grillini con parole che non devono essere risultate gradite ai 5 Stelle. Sul reddito di cittadinanza, Tria spiega che aiuta la crescita «se è disegnato bene» e comunque «bisogna vedere quanto serve in più perché ci sono altri strumenti per la lotta alla povertà». Sul ruolo della Cassa Depositi e Prestiti, è da escludere che possa diventare una nuova Iri o nuova Gepi che investe in salvataggi di imprese più o meno decotte. E non manca l’ultima bordata sulle grandi opere: «Personalmente spero che Tav e Tap si facciano e che il problema si sblocchi».