Il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, 44 anni
Il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, 44 anni

Roma, 12 marzo 2020 - Sarà di pochi euro ma, almeno, con gli aumenti in programma da aprile si torna alla rivalutazione piena anche per le pensioni tra circa 1.500 e 2.000 euro lordi. Ad annunciarlo è l’Inps che dà attuazione alla legge di Bilancio per il 2020. L’aumento riguarda circa 2,8 milioni di pensionati. Per i sindacati è una cifra irrisoria: secondo lo Spi-Cgil di tre euro in un anno, 25 centesimi al mese un euro per questi primi quattro mesi.

La rivalutazione completa degli assegni tra tre e quattro volte il trattamento minimo Inps sarà, pagata ad aprile, insieme con gli arretrati maturati da gennaio a marzo: in totale si tratta di pochi spiccioli. La novità è stata introdotta dall’ultima manovra che ha innalzato al 100% la rivalutazione anche per quella fascia. Il pagamento della pensione sarà effettuato, come da calendario, il primo giorno bancabile del mese, quindi mercoledì primo aprile 2020.

La fascia di rivalutazione interessata (tra i 1.545 e 2.060 euro lordi al mese, che prima era al 97% dell’indice di inflazione) viene ora accorpata alla fascia di rivalutazione fino a 1.500 euro, che era già indicizzata al 100%. Ma su questo terreno si era aperto un tavolo governo-sindacati, prima dell’emergenza Coronavirus, per rimettere mano alle regole del meccanismo che nell’ultimo decennio, attraverso molteplici blocchi, ha di fatto penalizzato i trattamenti di milioni di pensionati con risparmi da decine di miliardi.

Il sindacato rimane pronto a dare battaglia per il ritorno al meccanismo di rivalutazione delle pensioni pre-Fornero: e se l’obiettivo del governo è quello di attendere l’inizio del 2022, come da tabella di marcia della manovra, i vertici di Cgil, Cisl e Uil, con quelli delle federazioni dei pensionati, puntano a avere un anticipo della soluzione meno penalizzante fin dal prossimo anno. In ballo c’è circa un miliardo dei 2,2 di risparmi che l’attuale sistema garantisce allo Stato nel triennio 2019-2021. L’obiettivo sindacale è tornare all’indicizzazione al 100% delle pensioni rispetto all’inflazione almeno per gli assegni fino a 7 volte il minimo Inps (circa 3.600 euro lordi). Ma non basta: si chiede di ridurre la pressione fiscale sui trattamenti previdenziali (perché la tassazione nel nostro Paese è circa il doppio di quella Ocse) e aumentare platea e importi delle quattordicesima.