Il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo e il leader Cgil Maurizio Landini (ImagoE)
Il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo e il leader Cgil Maurizio Landini (ImagoE)

Roma, 11 febbraio 2020 - I toni restano dialoganti, ma, appena si passa dalle intenzioni alle proposte sul nodo dei nodi della riforma delle pensioni, la flessibilità in uscita con incorporato il destino di Quota 100, il tavolo sulle pensioni tra governo e sindacati torna in alto mare. I vertici di Cgil, Cisl e Uil hanno alzato le barricate contro qualsiasi ipotesi di ricalcolo contributivo come prezzo da pagare per lasciare il lavoro in anticipo: i futuri pensionati perderebbero anche il 30-32% dell’assegno secondo le simulazioni dei tecnici della confederazione guidata da Maurizio Landini. Il governo, a sua volta, non ha nessuna intenzione di allargare i cordoni della borsa per accogliere meccanismi di uscita che partano dai 62 anni. Insomma, non si dice, ma è muro contro muro.

E non va meglio il primo summit di maggioranza su welfare e lavoro, in scena fino a tarda sera a Palazzo Chigi, sotto la regia del premier Giuseppe Conte, con una platea di partecipanti allargata: neanche sul Family Act si è trovata una sintesi tra il pacchetto del ministro Elena Bonetti (assegno unico per il nucleo) e il disegno di legge delega firmato dal capogruppo del Pd Graziano Delrio, mentre c’è in ballo anche la proposta della sottosegretaria Pd al Lavoro, Francesca Puglisi, di un mese obbligatorio di congedo di paternità per la nascita o l’adozione di un figlio.

Tanto che lo stesso presidente del Consiglio, per tentare l’ennesima mediazione, ha fatto sapere che è opportuno "un approfondimento già questa settimana per definire un percorso condiviso che tenga insieme sia il ddl Delrio in esame alla Camera sia il ddl che la ministra Bonetti si appresta a presentare in tema di misure a sostegno della famiglia". L’obiettivo dovrebbe essere un provvedimento complessivo con misure soprattutto a favore delle famiglie numerose che diventino operative fin dal 2021.

Ma, accantonato il capitolo famiglia, allo scontro più duro si è arrivati quando si è aperto il dossier "giovani", quando la correzione del Jobs Act, la revisione del Reddito di cittadinanza e del Decreto Dignità hanno infiammato lo scontro tra Leu, rappresentata dall’ex leader della Cgil, Guglielmo Epifani, e la delegazione di Italia Viva, con i grillini a difendere con i denti le loro bandiere.

Il fronte delle pensioni, invece, è in stallo per le oggettive difficoltà legate alla ristrettezza delle risorse disponibili per finanziare una nuova formula di flessibilità in uscita che prenda il posto di Quota 100. Il punto è che i leader sindacali non vogliono sentir parlare di scambi tra ricalcolo contributivo dei trattamenti e pensionamenti anticipati. Meno che mai della soluzione Quota 102, che prevede uscite a 64 anni e 38 di contributi.

La prospettiva potrebbe cambiare se il governo mettesse in campo la proposta Nannicini (che, senza ricalcoli, parte da 63 anni) o quella dell’ex ministro Cesare Damiano, che punta a forme leggere di penalizzazione per chi va via prima. Ma in entrambi i casi i costi sarebbero ben più elevati.
Si spiega, dunque, come il terzo round negoziale sia stato breve. E come dal sindacato sia arrivato un avviso ai naviganti: bene la fase di ascolto che il governo sta portando avanti in vista della riforma delle pensioni, ma è ora che cominci a fare proposte e soprattutto a indicare le risorse che intende mettere sul tavolo di confronto. Una richiesta caduta per il momento nel vuoto.