Giovanni Tria (Lapresse)
Giovanni Tria (Lapresse)

Roma, 13 marzo 2019 - Dal primo aprile scatterà per 5,6 milioni di persone la stretta sulla rivalutazione delle pensioni superiori a 1.521 euro lordi mensili come prevista dalla legge di Bilancio. Con un taglio (sotto forma di mancati aumenti) che andrà da meno 5 euro mensili per pensioni di 2.300 euro lordi a 16 euro per quelle da 3.500 mila euro e via a salire, fino a raggiungere anche i 45 euro per importi elevati. Per un totale di circa 2,2 miliardi di euro di risparmi per le casse pubbliche nel triennio. Ma chi ha avuto di più in questi primi tre mesi di mancata applicazione della sforbiciata dovrà restituire (magari da giugno, a elezioni europee avvenute, come sospettano in tanti) le somme percepite in più: e, in questo caso, si andrà da meno di un euro a 27 euro, per un totale di circa 100 milioni. Due operazioni che i sindacati dei pensionati respingono al mittente e mettono dentro un più ampio cahier de doléances contro il governo per "la totale mancanza di attenzione nei loro confronti", al punto da proclamare una serie di azioni di protesta (con assemblee il 9 maggio a Padova, Roma e Napoli), che culmineranno con una manifestazione nella capitale, a piazza del Popolo, il primo giugno prossimo.

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Dunque, è imminente l’appuntamento con la mannaia della nuova e meno favorevole indicizzazione delle pensioni. Il meccanismo prevede sette fasce. I trattamenti fino a tre volte il minimo Inps non si toccano: la rivalutazione resta piena e quindi la percentuale di aumento è pari all’1,1%. Per quelli sopra tre volte il minimo scattano sei indici per la rimodulazione all’ingiù: si va dal 97% per le pensioni tra tre e quattro volte il minimo (ossia oltre 1.522 e fino a 2.029 euro al mese) con un aumento dell’1,067%, fino al 40% per quelle oltre nove volte il minimo, cioè superiori ai 4.569 euro al mese, con un aumento in questo caso che si ferma allo 0,44%.
 
Il punto è che l’applicazione ritardata delle regole aggiornate comporta il ricalcolo delle prestazioni da gennaio a marzo, con la previsione di un conguaglio per le somme erogate in più. L’operazione di ricalcolo effettuata dall’Istituto – si legge in una nota dell’Inps – "ha riguardato i trattamenti di importo complessivo lordo superiore a tre volte il trattamento minimo. Per importo complessivo lordo s’intende la somma di tutte le pensioni di cui un soggetto è titolare". Le posizioni interessate dal ricalcolo sono circa 5,6 milioni. Per circa 2,6 milioni l’importo medio lordo da restituire risulta di 28 centesimi. Ma, via via che cresce l’assegno, si arriva anche a 27 euro. 
Non sono pochi soldi, accusano dai sindacati dei pensionati. "Sarà di 100 milioni il conguaglio con cui l’Inps provvederà a recuperare una parte delle pensioni erogate da gennaio", spiegano dallo Spi-Cgil, sottolineando come "queste somme verranno sottratte a chi ha lavorato una vita e non ha alcuna colpa. Se si sostiene che si tratta di pochi soldi, che li lascino allora ai pensionati senza sottoporli all’ennesima rapina".