Roma, 16 ottobre 2018 - Tagli alle pensioni d’oro oltre i 4.500 euro netti al mese o, in alternativa, blocco della rivalutazione fin dai 2 mila-2.500 euro netti, stop alla legge Fornero a partire da febbraio, con l’introduzione di quota 100, avvio di reddito e pensione di cittadinanza entro i primi tre mesi 2019 e solo un piccolissimo assaggio di flat tax, solo per partite Iva e professionisti. In arrivo anche un decreto anti burocrazia, che cancella norme e adempimenti che gravano sulle aziende.

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La prima manovra del governo gialloverde vede la luce a Palazzo Chigi dopo un durissimo braccio di ferro fra i due soci di maggioranza, Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, assicura che le coperture ci sono e ha smentito le voci sulle sue dimissioni: «Non sono un masochista da sopportare tutta la legge di bilancio in queste condizioni…». Il confronto con la Commissione Ue entrerà nel vivo a fine mese. Ma già giovedì, a Roma, ci sarà un incontro ravvicinato fra Tria e Moscovici. «Abbiamo già inviato la legge a Bruxelles. Ora seguiremo le procedure previste – aggiunge il ministro – sono sicuro che riusciremo a spiegare la filosofia di questa manovra, che è espansiva ed in linea con quella di Francia e Germania».

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Fra le new entry della manovra ci sono le norme relative alle pensioni d’oro, fortemente volute dai grillini. I tagli scatteranno dal primo gennaio e la sforbiciata (che può arrivare al 20% dell’importo) riguarderà i trattamenti Inps che superano la soglia dei 4.500 euro netti al mese (90mila lordi all’anno). L’incasso previsto si attesta sul miliardo di euro in tre anni. Soldi che serviranno a finanziare il reddito di cittadinanza. Ma potrebbero esserci anche brutte notizie per i pensionati che hanno un assegno superiore ai 2.000-2.500 euro mensili: potrebbe esserci lo stop alle rivalutazioni e all’adeguamento all’inflazione. Da febbraio, invece, comincerà ad andare in ‘pensione’ la legge Fornero: si potrà lasciare il lavoro quando la somma di età anagrafica e contributiva sarà pari a 100. Non ci saranno penalizzazioni economiche per chi lascia prima ma ci sarà una soglia minima di 62 anni. Un intervento che riguarderà circa 400mila lavoratori. Le domande potranno essere inviate da febbraio anche se la prima finestra utile per lasciare il lavoro si aprirà in aprile.
 
Fra le ultime novità, anche l’introduzione del divieto di cumulo dei trattamenti previdenziali con altre forme di reddito da lavoro. Un divieto che dovrebbe durare almeno per un anno. L’operazione costerà circa 7 miliardi. L’obiettivo finale è arrivare a 41 anni di contributi senza alcun limite di età. Confermata, invece, la tabella di marcia del reddito e la pensione di cittadinanza. Si parte entro marzo, ma già da gennaio si avvierà la riforma dei centri per l’impiego. Andrà per il 47% alle famiglie del Centro-Nord. Aumenta anche la spesa per la sanità, con un fondo di 100 milioni destinato alle politiche per la famiglia.
Tireranno la cinghia anche i ministeri: le spese saranno ridotte di circa 7 miliardi e in particolare 1,3 miliardi arriveranno dal Viminale grazie alla riduzione delle spese per gli immigrati.

QUOTA 100 - Cambia la Legge Fornero. Sarà possibile lasciare il lavoro prima della soglia attualmente prevista per i trattamenti di vecchiaia (66 anni e 7 mesi di età e 20 anni di contributi sia per gli uomini che per le donne del settore pubblico e del settore privato) a patto di aver maturato la cosiddetta ‘Quota 100’. Vale a dire la somma fra l’età anagrafica e quella contributiva. Non è prevista alcuna penalità. Per lasciare il lavoro bisognerà, comunque, aver compiuto i 62 anni. 
Il nuovo sistema entrerà in vigore da febbraio, quando cioè i lavoratori che hanno raggiunto i requisiti richiesti potranno inviare la richiesta all’Inps. Ma per lasciare i rispettivi posti di lavoro bisognerà attendere le cosiddette ‘finestre di uscita’ che scatteranno ogni trimestre. Si partirà da aprile 2019, poi luglio, ottobre e gennaio 2020.

REDDITO DI CITTADINANZA - Si partirà da aprile, dopo aver cominciato a riformare i centri per l’impiego per renderli più efficienti. Si partirà da un assegno di 780 euro al mese per i single fino a 1.400 euro per le famiglie più numerose. Per definire la platea dei potenziali beneficiari si dovrebbe utilizzare l’Isee, l’indicatore di reddito delle famiglie. Riceveranno l’assegno i nuclei con un reddito non superiore ai 9.300 euro l’anno. Le somme percepite potranno essere utilizzati solo per l’acquisto di beni di prima necessità e dovrebbero essere erogati con una card.
Si perderà automaticamente il diritto al sussidio se si rifiuta per tre volte il lavoro offerto dai centri per l’impiego. La misura non coinvolgerà gli stranieri. Secondo le prime stime, il 47% delle famiglie destinatarie sarà del Centro-Nord.

PENSIONI D'ORO - L'obiettivo del governo è di recuperare almeno un miliardo di euro in tre anni. Subiranno una decurtazione (che potrà arrivare fino al 20-25%) i trattamenti previdenziali superiori ai 4.500 euro netti mensili (circa 90mila euro lordi all’anno). Le penalizzazioni saranno direttamente proporzionali alla vita lavorativa e contributiva del lavoratore. In sostanza, il taglio sarà più pesante per coloro che hanno lasciato prima del tempo l’attività lavorativa con assegni calcolati non solo sulla base dei contributi versati ma anche sulle ultime retribuzioni. 
Il provvedimento partirà a gennaio, insieme con tutte le altre misure previste nella legge di Bilancio. Dovrebbe essere cancellato anche l’adeguamento all’inflazione per i trattamenti medi.