Una manifestazione di pensionati (foto d’archivio)
Una manifestazione di pensionati (foto d’archivio)
C’è già chi lo ha ribattezzato il "lodo Durigon", dal nome del sottosegretario leghista all’Economia. E potrebbe essere questa una delle soluzioni per il dopo Quota 100: una soluzione che potrebbe consentire anche di affrontare il nodo delle ristrutturazioni aziendali dopo la fine del blocco dei licenziamenti in autunno. "Stiamo lavorando a una proposta – spiega a QN il sottosegretario – che prevede il rafforzamento e l’estensione alle aziende sotto i 250 addetti del contratto di espansione, con la possibilità di realizzare accordi aziendali per il pensionamento dei lavoratori più anziani, con 5-6 anni di anticipo, e l’assunzione di giovani. Il tutto con costi a carico in parte dello Stato e in parte delle imprese". Ma vediamo in dettaglio i termini del puzzle pensioni. Quota 100...

C’è già chi lo ha ribattezzato il "lodo Durigon", dal nome del sottosegretario leghista all’Economia. E potrebbe essere questa una delle soluzioni per il dopo Quota 100: una soluzione che potrebbe consentire anche di affrontare il nodo delle ristrutturazioni aziendali dopo la fine del blocco dei licenziamenti in autunno. "Stiamo lavorando a una proposta – spiega a QN il sottosegretario – che prevede il rafforzamento e l’estensione alle aziende sotto i 250 addetti del contratto di espansione, con la possibilità di realizzare accordi aziendali per il pensionamento dei lavoratori più anziani, con 5-6 anni di anticipo, e l’assunzione di giovani. Il tutto con costi a carico in parte dello Stato e in parte delle imprese". Ma vediamo in dettaglio i termini del puzzle pensioni.

Fine quota 100

La versione finale del Recovery Plan non contiene più nessun riferimento alla fine di Quota 100 e alla ricerca di soluzioni future flessibili solo per i lavoratori che svolgano mansioni usuranti. Una cancellazione che ha valore politico (per non indispettire la Lega ma anche i sindacati), ma che non toglie che alla fine di quest’anno finirà la possibilità di uscire con 38 anni di contributi e 62 anni di età. Una possibilità che ha permesso a circa 300 mila lavoratori (con altre 45 mila domande giacenti), secondo gli ultimi dati inediti, di lasciare il lavoro con cinque anni di anticipo sull’età pensionabile.

Incubo scalone

Senza interventi, dunque, dal primo gennaio 2022 tornerebbe in vigore la regola della legge Fornero che prevede l’uscita a 67 anni o con 41-42 anni e dieci mesi (per donne e uomini) di attività professionale, a prescindere dall’età. Il che comporterebbe un salto in avanti (il cosiddetto scalone) di 5 anni rispetto a Quota 100. Un esito che i sindacati (anche ieri con i leader di Cisl e Cgil, Luigi Sbarra e Maurizio Landini) respingono al mittente senza tanti complimenti.

Ape social rafforzata

Il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, dovrà aprire il tavolo sulla previdenza a breve per mettere a punto un pacchetto di soluzioni in vista della legge di Bilancio, per evitare proprio lo scalone. In primo piano c’è il rafforzamento e l’ampliamento dell’Ape social che si può ottenere dai 63 anni, con 30 anni di contributi, per coloro che si trovano in condizioni di disagio: disoccupati, coloro che assistono familiari disabili, persone con invalidità pari almeno al 74% e chi, con 36 anni di contributi, svolge lavori gravosi (come, per esempio, operai edili, autisti di mezzi pesanti, badanti, infermiere ospedaliere, maestre d’asilo, macchinisti, addetti alle pulizie).

Opzione donna rilanciata

Nel novero delle ipotesi allo studio, sempre nell’ottica della flessibilità, c’è anche la possibilità di rendere strutturale l’opzione donna. Il meccanismo permette di lasciare il lavoro in anticipo alle donne dipendenti con almeno 58 anni e quelle autonome con almeno 59 purché abbiano almeno 35 anni di contributi, ma con pensione ricalcolata con il metodo contributivo, con una penalizzazione tra il 20 e il 25 per cento.

Contratto anti-licenziamenti

Arriviamo così alla proposte della Lega per andare oltre Quota 100 e fronteggiare la valanga di licenziamenti che rischiano di arrivare con la fine del blocco. A tenere insieme le due esigenze potrebbe essere il potenziamento del "contratto di espansione": un accordo aziendale per mandare in pensione fino a 5-6 anni prima i lavoratori anziani e assumere giovani. Basterebbe – come puntualizza Durigon – abbassare la soglia per utilizzarlo anche alle imprese sotto i 250 dipendenti. Il costo dell’operazione per lo Stato sarebbe di due miliardi di euro, mentre per le imprese gli oneri riguarderebbero solo l’integrazione dell’indennità di disoccupazione erogata dallo Stato.

Quota 102 in ritirata

Al ministero dell’Economia non hanno intenzione, al contrario, di far passare soluzioni più costose e generaliste come Quota 102 o come Quota 41.