Furlan, Barbagallo e Landini (ImagoE)
Furlan, Barbagallo e Landini (ImagoE)

Roma, 27 gennaio 2020 - Soglia a 62 anni contro soglia a 64 anni: sono queste le due età minime per conquistare la pensione sulle quali si apre la nuova partita di riforma della previdenza tra governo e sindacati. L’appuntamento è fissato per oggi al ministero del Lavoro, ma sarà solo un primo assaggio di una trattativa che si preannuncia lunga e complessa e che avrà al centro innanzitutto la definizione delle modalità e dei tempi per superare Quota 100 e scongiurare lo scalone di 5 anni di fronte al quale si troverebbero i lavoratori dal 2022 in avanti in assenza di nuove formule di flessibilità.

Un capitolo-chiave al quale si accompagneranno altri dossier: pensione di garanzia per i giovani, previdenza complementare e rivalutazione dei trattamenti in corso.

Tutto dipenderà, comunque, anche dagli sviluppi politici dei mesi prossimi. Ma è altrettanto certo che i nodi saranno da affrontare in ogni caso. E, ai nastri di partenza, le posizioni non appaiono agevolmente conciliabili. Anzi. I leader di Cgil, Cisl e Uil, puntano di fatto a utilizzare l’occasione per mettere in discussione la riforma Fornero.
Come? La proposta punta a fissare a 62 anni l’età di accesso al pensionamento con almeno 20 di contributi, senza penalizzazioni legate al calcolo interamente contributivo dell’assegno. Al contrario, dovrebbero essere previste flessibilità aggiuntive e più vantaggiose per i lavori gravosi e per quelli di cura.

Il problema è che la posizione di Annamaria Furlan, Maurizio Landini e Carmelo Barbagallo è addirittura più onerosa dell’attuale Quota 100 (che prevede l’uscita a 62 anni ma con 38 anni di contributi) e dal ministero dell’Economia hanno alzato le barricate, anche se i ministri Roberto Gualtieri e Nunzia Catalfo hanno fatto buon viso a cattivo gioco all’insegna del "siamo solo agli inizi". Il responsabile dell’Economia, nello specifico, riferendosi a Quota 100 ha parlato di "un intervento spot, costoso e limitato nel tempo" e della proposta dei sindacati come ancora "non concreta" precisando successivamente che "sta per cominciare un confronto aperto con le parti sociali".

La soluzione attorno alla quale stanno lavorando i tecnici del governo (con due commissioni costituite più una terza avviata dal Cnel) si basa, invece, su un’età di accesso fissata a 64 anni. Ma le varianti ipotizzabili sono molteplici.

In primo piano Quota 102, somma tra i 64 anni di età e 38 di contributi. Ma nel novero delle ipotesi di rilievo è anche la possibilità di prevedere l’età minima a 64 anni (anche senza i 38 di contributi) con il calcolo interamente contributivo dell’assegno, con penalità implicite sugli importi. Né va trascurata la proposta, presentata dall’economista Pd Tommaso Nannicini, che prevede flessibilità a partire dai 63-64 anni, con la stabilizzazione dell’Ape social. Così come la via ipotizzata dal presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, che punta su età differenziate a seconda della gravosità dei lavori.
Ultima, ma non ultima, la possibilità di anticipare al 2021 l’avvio del nuovo sistema: è una ipotesi in gioco e il governo otterrebbe, adottandola, risparmi spendibili per coprire altre poste del cantiere pensioni.