Roma, 17 settembre 2018 - Continua il ping pong sulla manovra finanziaria 2019 all'interno della maggioranza. Dopo i paletti fissati da Salvini ieri a Domenica Live, e le riposte a distanza di Luigi Di Maio, oggi è ancora il vicepremier grillino a toccare i nervi scoperti della futura legge di Bilancio. A cominciare dalle pensioni, con il ministro del Lavoro che prende le distanze da Alberto Brambilla,  considerato punto di riferimento della Lega sul tema previdenza, che ieri aveva espresso forti perplessità sul portare le minime a 780 euro ("Così si spacca il sistema", aveva detto). "Brambilla parla a titolo personale", puntualizza  Di Maio a margine del Micam a Milano. "Prima lo scoprite anche voi giornalisti - aggiunge - e più evitiamo questa bagarre. La pensione di cittadinanza e nel contratto di governo e lo sappiamo sia noi che la Lega", avverte. 

E mette le cose in chiaro anche sulla pace fiscale. "Il Movimento cinque stelle non è disponibile a votare nessun condono", assicura.  "Se stiamo parlando di pace fiscale, di saldo e stralcio, siamo d'accordo", premette. "Se invece parliamo  di condoni non siamo assolutamente d'accordo perché abbiamo già visto per anni i governi di Renzi e altri fare degli scudi fiscali che hanno fatto solo da deterrenti a comportarsi bene e hanno fatto sempre pensare che in questo paese una via d'uscita all'evasione ci potesse essere". Sul tema, oggi si registrano le dichiarazioni di Carlo Cottarelli, ex commissario alla spending review:  "Pace fiscale? Per qualunque definizione internazionale è un condono", le sue parole a Circo Massimo, su Radio Capital. 

"Taglieremo tutti gli sprechi"

Per Di Maio "questi sono giorni decisivi per la manovra". Per il vicepremier "bisogna mantenere le promesse altrimenti è inutile che stiamo al governo". Quindi fissa le priorità: "Non solo il reddito di cittadinanza, ci sono temi importanti che noi abbiamo portato avanti per una vita e che bisogna affrontare. Come ad esempio, il taglio agli sprechi". Di Maio invoca "un paio di forbici" con cui il governo deve cominciare "a tagliare tutto quello che non serve". Quando? Subito, ovvero già dalla legge di Bilancio. 

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