Il presidente della Bce Mario Draghi (Alive)
Il presidente della Bce Mario Draghi (Alive)

Roma, 29 giugno 2018 - La Bce accende i riflettori sui conti pubblici italiani in vista delle annunciate riforme del contratto Lega-5Stelle. E, soprattutto, mette all’indice l’intenzione del governo giallo-verde di rimettere mano alle pensioni. Lo stesso avvertimento riguarda anche il nuovo esecutivo di Madrid. Ma dall’Italia, almeno ufficialmente, sono soprattutto i sindacati a reagire, negando che gli interventi in materia di pensioni possano mettere in pericolo la sostenibilità del sistema. Dal Tesoro, ma anche dai leader dei due partiti di maggioranza, nessuna reazione: certo al ministero dell’Economia non risulta sgradito l’avviso, mentre Matteo Salvini e Luigi Di Maio non hanno l’intenzione di mollare la presa su Flat tax, reddito di cittadinanza e allentamento delle regole sui pensionamenti. Insomma, il braccio di ferro si stringe.

I vertici della Banca centrale europea, dunque, non hanno nessuna intenzione di abbassare il tiro sulla richiesta di equilibrio nella gestione della finanza pubblica del nostro Paese. In primo piano il capitolo previdenza. Gli economisti di Francoforte approfondiscono la questione dell’invecchiamento della popolazione nell’Ue: «In alcuni Paesi (ad esempio in Italia e in Spagna) il rischio che si compiano passi indietro rispetto alle riforme pensionistiche precedentemente adottate sembra elevato. Il timore è per il rischio di sempre maggiori trasferimenti di natura assistenziale qualora i piani pensionistici privati non fossero in grado di sopperire al divario». E questo mentre l’Ufficio parlamentare di bilancio avverte che la crisi e una eventuale riduzione dei flussi migratori possono far schizzare in alto la spesa previdenziale. Si prevede un andamento dell’incidenza della spesa sul Pil che potrebbe raggiungere picchi molto alti nel 2040 se si perdessero occupati e se ci fosse un peggioramento del quadro demografico per i minori flussi migratori netti.

Quota 100

Ma i moniti non si limitano alle pensioni. L’istituto presieduto da Mario Draghi se la prende poi con la «discrezionalità» di Bruxelles che ha abbassato dallo 0,6 allo 0,3% del Pil la richiesta di aggiustamento del disavanzo di Roma nel 2018. La flessibilità, si legge nel Bollettino, va «a scapito della completa trasparenza, coerenza e prevedibilità dell’intero quadro di riferimento». Una stoccata all’esecutivo europeo, cui la Bce non è nuova, che riguarda l’applicazione del Patto di stabilità e, nello specifico, quanto negoziato con il precedente esecutivo in Italia. Ma anche un faro puntato sull’attuale governo, che si appresta a chiedere nuovi margini all’Ue, e fa i conti con un programma elettorale che fra Flat tax, reddito di cittadinanza e, appunto, abolizione della Fornero, richiederebbe proprio più flessibilità.

L’Eurotower, d’altra parte, ha appena fissato la tabella di marcia per l’uscita dal Quantitative easing nel 2019. Una brutta notizia per i Paesi fortemente indebitati, anche se è tutto subordinato all’attesa ripresa dell’inflazione. Non arriva dunque a caso l’avvertimento: «La recente volatilità sui mercati finanziari sottolinea la necessità di sfruttare con maggiore determinazione le attuali condizioni macroeconomiche favorevoli al fine di costituire riserve di bilancio e di ridurre l’elevato debito».