Il presidente Mattarella, a proposito dei 50 anni dello Statuto dei Lavoratori, ha affermato: "Con lo Statuto dei lavoratori più sviluppo". Perché "dal lavoro, dalla sua dignità e qualità, dipende il futuro del Paese e dell’Europa. Senza diritto al lavoro e senza diritti nel lavoro non ci può essere sviluppo sostenibile". Frasi molto belle, ad effetto, mediaticamente neutre e che, quindi, non faranno arrabbiare nessuno. Ma la realtà è un’altra, molto più difficile e molto più complicata. Basterebbe aggiungere un piccolo inciso: senza lavoro non ci può essere nessun sviluppo sostenibile. Sì, perché il tema oggi è il lavoro. La legge 3001970 non ha bisogno di celebrazioni relative al suo valore intrinseco nel mondo della società civile in generale, ed è limitativo immaginare una sua forza esclusivamente collegata al rapporto di lavoro. Oggi però abbiamo bisogno di muoverci da quelle straordinarie azioni legislative per interpretare una realtà economica, sociale, geografica e politica completamente diversa.

Non vi è più nulla in questi termini di ciò che ha animato il dibattito e la lotta per giungere all’emanazione dello Statuto dei Lavoratori. Ecco perché arrivo a ritenere che lo Statuto dei Lavoratori non debba essere rinnovato, bensì deve essere scritto un nuovo Statuto che sia dei ‘Lavori’ e non più dei lavoratori. Occorre riformulare il patto sociale che anzitutto deve riguardare l’intero mondo del lavoro e non solo il lavoratore subordinato e deve avere al centro la formazione come elemento di libertà, la partecipazione, la mutualità e la sussidiarietà.

(*) Giuslavorista,

founder LabLaw