Roma, 16 ottobre 2018 - Alla fine il compromesso è stato raggiunto: la Lega fa digerire la possibilità di sanare anche il «nero» ai 5 Stelle e questi ultimi portano a casa un allargamento delle ipotesi di «manette per gli evasori». E così nel decreto legge approvato ieri sera dal Consiglio dei ministri fa la sua comparsa «anche» la sanatoria tributaria nella versione condono che permetterà di mettersi in regola con l’erario anche in caso di evasione, ma con il tetto a 100mila euro, pagando il 20 per cento sui redditi non denunciati. A condizione che il contribuente abbia comunque presentato la dichiarazione negli anni di riferimento.

Ma se la Lega riesce a strappare questa via d’uscita, i grillini, come insiste Luigi Di Maio, hanno chiesto e ottenuto l’inasprimento delle sanzioni per gli evasori. «Ci siamo accordati sul fatto che per gli evasori ci sarà la galera – avvisa il vice-premier grillino –. Ci sarà la pace fiscale per aiutare chi non ce la fa con le cartelle Equitalia, ma non ci sarà nessun salvacondotto per chi evade».

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Mentre i suoi rilanciano: «Abbiamo annacquato di brutto, nella pace fiscale, la dichiarazione integrativa voluta dalla Lega con tanti vincoli che pochissimi la useranno».

Quel che è certo, comunque, è che le vie della sanatoria fiscale a questo punto appaiono più o meno definite. I canali per mettersi in regola (si parla di «pacificazione fiscale») saranno almeno quattro-cinque: dalla «definizione agevolata dei carichi affidati all’agente di riscossione fino al 2017 al saldo e stralcio delle mini cartelle sotto i 1.000 euro dal 2000 al 2010, alla definizione dei carichi europei, alle controversie tributarie, agli atti del procedimento di accertamento e ai processi verbali di constatazione fino alle dichiarazioni integrative speciali».

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La prima via riguarda lo stralcio totale per le mini-cartelle sotto i mille euro. La cancellazione tocca i debiti (tutti, dalle multe alle imposte) più vecchi, quelli accumulati tra il 2000 e il 2010.

Confermate, d’altra parte, le altre soluzioni che concernono la rottamazione ter e la chiusura delle liti pendenti. La prima consentirà il pagamento dei debiti fiscali pendenti dal gennaio 2000, senza sanzioni e more, dilazionando i versamenti fino a cinque anni, con 20 rate trimestrali. Il secondo canale darà la possibilità di chiudere le liti tributarie pendenti fino al 30 settembre 2018. Per risolvere la partita aperta con il fisco si dovrà pagare un importo pari al valore della controversia o, se l’Agenzia delle Entrate ha perso in primo o in secondo grado, un importo pari alla metà o al 20 per cento della contestazione. Sempre senza sanzioni e interessi.

Quanto al condono, sarà possibile dichiarare (con una dichiarazione integrativa) i redditi non denunciati nei 5 anni precedenti (dal 2013 al 2017), ma solo a condizione che il reddito evaso non superi un terzo di quanto dichiarato nell’anno precedente. E che complessivamente non si vada oltre il tetto dei 100mila euro. A queste condizioni la tassazione sarà pari al 20 per cento sul maggiore imponibile che si fa emergere. Dunque, c’è uno sconto ma entro limiti definiti. E comunque non si pagheranno sanzioni e interessi.

ROTTAMAZIONE TER - La rotttamazione ter delle cartelle consentirà il pagamento dei debiti fiscali pendenti dal gennaio 2000, senza sanzioni e more, dilazionando i versamenti fino al 2024. Potrà usufruire della nuova operazione anche chi ha aderito alla precedente rottamazione. Il primo versamento è previsto per il 31 luglio 2019, e si potrà versare anche tutto in un’unica soluzione. Chi sceglie la rateizzazione dovrà invece pagare per cinque anni, a luglio e novembre, con interessi pari allo 0,3% l’anno.

Il secondo canale per fare pace col fisco passa dalla possibilità di chiudere le liti tributarie pendenti per i ruoli notificati fino al 30 settembre 2019. Per risolvere la partita si dovrà pagare un importo pari al valore della controversia o, se l’Agenzia delle Entrate ha perso in primo o secondo grado, un importo pari alla metà o al 20% della contestazione.

I MINI DEBITI DA CANCELLARE - Il decreto prevede un vero colpo di spugna per le mini-cartelle sotto i mille euro. La cancellazione riguarderebbe i debiti più vecchi, quelli accumulati tra il 2000 e il 2010 che giacciono in gran parte nei cassetti dei contribuenti anche da prima della crisi economica. Le cartelle possono riguardare le imposte fiscali non pagate ma anche multe e bolli non versati. Insomma, tutto quanto è stato notificato sotto forma di cartella di pagamento inferiore ai mille euro nel periodo considerato.

L'obiettivo è quello di liberare il «magazzino» della ex Equitalia del 25% dei crediti non riscossi. Non manca chi, però, sostiene che occorrerebbe prevedere comunque un prezzo per mettersi in regola anche in questo caso: un’aliquota minima. Ma almeno per ora il decreto prevede un’operazione a costo zero per il contribuente.

PACE FISCALE CON COMPROMESSO - Non sarà il condono nella versione della Lega, ma non sarà neanche il ravvedimento operoso nella formulazione rafforzata dei 5 Stelle. La soluzione di compromesso trovata per lanciare la pace fiscale in una formula accettata da entrambi i partiti è una via intermedia. In sostanza, sarà possibile dichiarare (con una dichiarazione integrativa) i redditi non denunciati nei 5 anni precedenti (dal 2013 al 2017) ma solo a condizione che il reddito evaso non superi un terzo di quanto dichiarato nell’anno precedente. E che complessivamente non si vada oltre il tetto dei 100mila euro.

A queste condizioni la tassazione sarà pari al 20 per cento sul maggiore imponibile che si fa emergere. Dunque, c’è uno sconto ma entro limiti definiti. E comunque non si pagheranno sanzioni e interessi.