Il ministro dell'Economia, Giovanni Tria (Ansa)
Il ministro dell'Economia, Giovanni Tria (Ansa)

Roma, 12 ottobre 2018 - Le vie della sanatoria fiscale sono infinite. O quasi. A leggere gli articoli del decreto legge tributario che il governo varerà lunedì prossimo, si scopre che i canali per mettersi in regola con l’erario (si parla di "pace fiscale") saranno almeno quattro-cinque: dalla "definizione agevolata dei carichi affidati all’agente di riscossione fino al 2017" al "saldo e stralcio delle mini cartelle sotto i 1000 euro dal 2000 al 2010", alla "definizione dei carichi europei" alle "controversie tributarie" agli "atti del procedimento di accertamento" e ai "processi verbali di constatazione" fino alle "dichiarazioni integrative speciali".

In sostanza, una sorta di supermarket del fisco, nel quale ogni contribuente potrà trovare lo sconto che fa per lui. In primo piano, restano due soluzioni sulle quali Lega e 5 Stelle discuteranno fino all’ultimo per trovare un compromesso. La prima riguarda l’ipotesi di uno stralcio totale per le mini-cartelle sotto i mille euro. La cancellazione riguarderebbe i debiti più vecchi, quelli accumulati tra il 2000 e il 2010 che giacciono in gran parte nei cassetti dei contribuenti anche da prima della crisi economica. L’obiettivo è quello di liberare il "magazzino" della ex Equitalia di un quarto dei crediti non riscossi, cancellando il 25% delle cartelle. Non manca chi, però, sostiene che occorrerebbe prevedere comunque un prezzo per mettersi in regola anche in questo caso: un’aliquota tra il 15 e il 40 per cento.

In secondo luogo, leghisti e grillini dovranno trovare un’intesa sulla sanatoria vera e propria: da sciogliere resta non solo la soglia per la sanatoria, scesa finora a 200.000 euro, ma anche lo strumento per attivarla. Sarebbe infatti stata esclusa la dichiarazione integrativa sui redditi non dichiarati, mentre si fa strada l’ipotesi di un compromesso su un potenziamento dell’esistente ravvedimento operoso. Alla fine, però, il risultato non cambierebbe: pagando il 15 per cento del dovuto (la flat tax retroattiva) ci si potrà mettere in regola. Confermate le altre vie per chiudere i conti con l’erario: la rottamazione ter e la chiusura delle liti pendenti. La prima consentirà il pagamento dei debiti fiscali pendenti dal gennaio 2000, senza sanzioni e more, dilazionando i versamenti fino a cinque anni. Il secondo canale per fare pace con il fisco passa dalla possibilità di chiudere le liti tributarie pendenti fino al 30 settembre 2019. Per risolvere la partita aperta con il fisco si dovrà pagare un importo pari al valore della controversia o, se l’Agenzia delle Entrate ha perso in primo o in secondo grado, un importo pari alla metà o a un terzo della contestazione.

Ma le novità non finiscono qui. Per non dover rinviare ancora l’obbligo di fatturazione elettronica, si punta ad alleggerire le sanzioni per chi le emetterà in ritardo. Non si applicherà quindi alcuna sanzione "al contribuente che emette fattura elettronica oltre il termine normativamente previsto ma comunque nei termini per far concorrere l’imposta ivi indicata alla liquidazione di periodo (mensile o trimestrale)". Le sanzioni sono invece, contestabili, "seppure ridotte al 20%, quando la fattura emessa tardivamente partecipa alla liquidazione periodica del mese o trimestre successivo".