di Lorenzo Pedrini

Fabrizio De Andrè, con poetica immaginazione, lo voleva ‘mercante di luce’ e ‘spacciatore di lenti’, ma, a ben guardare, l’ottico del 2020 è un mestiere quantomai solido e concreto. Anzi, in tempi di precariato e di difficoltà giovanile nell’accesso al lavoro, è "davvero un approdo sicuro, in un mondo ibrido tra sanità e tecnologia che necessita oggi più che mai di nuovi professionisti, motivati e preparati".

Ad affermarlo con chiarezza, mentre l’anno scolastico si accinge a iniziare, pur tra mille difficoltà, è Giorgio Righetti (nella foto in basso), direttore dell’Istituto Benigno Zaccagnini, che si occupa dal 1977, tra la sede bolognese e quella milanese, di formare i migliori ottici e optometristi italiani. "Parliamo – prosegue Righetti – di oltre un quinto degli operatori nazionali del settore usciti dalla stessa scuola di eccellenza, con un tasso di completamento del programma di studi del 95% e un livello di occupazione, a sei mesi dall’ottenimento del diploma, che arriva a quota 97%". Come dire che, da un lato, i metodi didattici utilizzati, improntati alla flessibilità ed equamente divisi fra lezioni teoriche e pratica clinica, non lasciano indietro nessuno e, dall’altro, che il mercato del lavoro attende ogni anno con ansia le nuove leve in rampa di lancio.

"In particolare attendono i nostri – precisa ancora, col sorriso, Righetti -, che, oltre a rappresentare la nidiata più numerosa del Paese, possono contare sull’apporto formativo di figure del calibro della nostra docente di Fisica e Ottica Alessandra Giannuzzi", tra i 25 cervelli selezionati a livello mondiale per il programma di ricerca ‘Mission Innovation’, contro il riscaldamento globale". Nonostante il ruolo di primo piano ricoperto in Italia dal ‘Benigno Zaccagnini’, però, il problema principale, secondo il direttore, è che "i giovani conoscono poco la figura dell’ottico e tendono a non considerarla una buona opportunità, mentre il punto è proprio che si tratta di un mestiere gratificante e qualificante, fatto di orari canonici e di contatto quotidiano con le persone, oltre che fulcro di un servizio che risponde a una domanda ampia e costante".

Forse, allora, quello che può fare davvero la differenza è un’esposizione chiara di quanto un istituto come quello in questione può offrire a un giovane che voglia tentare la carriere nelle professioni socio-sanitarie. A partire dalle strutture e dai laboratori all’avanguardia e da un corpo docente estremamente qualificato, passando per una sempre maggiore integrazione fra seminari online, attività pratiche e lezioni in presenza e terminando con una ramificata rete di collaborazioni con negozi e aziende di settore, per agevolare tirocini e percorsi post-diploma. Un pacchetto più che mai completo, che ha saputo resistere, al netto della necessità attuale per gli studenti dello scorso anno di recuperare diverse ore di attività in presenza, anche alla pressione della pandemia, potenziando la didattica da remoto resa possibile dalla piattaforma Skoodle e investendo, contemporaneamente, su diversi interventi strutturali.

Mentre il mondo era stretto nella morsa del lockdown, infatti, il ‘Benigno Zaccagnini’ ha sia erogato oltre mille ore di lezioni registrate e tremila in diretta a una platea di 559 studenti, sia ristrutturato i propri spazi, in entrambe le sedi, per accogliere l’imminente ripresa in sicurezza dei suoi corsi in presenza. Sanificazione frequente, mascherine sul naso e distanze di sicurezza, quindi, ma anche, come ricorda Righetti, "l’installazione di temoscanner industriali in grado di misurare la temperatura a 60 persone al minuto e di 21 macchinari, uno per ogni ambiente delle due sedi, buoni per trattare biologicamente quasi 3mila metri cubi di aria ogni ora".

Sabato, domenica e lunedì prossimi si svolgerà un Open Day in presenza e fino a sabato 10 ottobre si svolgeranno gli Open Day Online.