di Lorenzo Frassoldati

Mentre è partita la raccolta di pere e mele in tutti gli areali del Nord Italia, ed è nel pieno la campagna pomodoro da industria, Cso Italy conferma una frenata pesante per i consumi di ortofrutta fresca nel nostro Paese dopo il periodo di lockdown. A giugno il calo rispetto al 2019 è stato brusco: - 6,8%, per sole 570 mila tonnellate. Anche il biologico ha frenato la sua corsa ma almeno a giugno ha pareggiato le quantità dello scorso anno.

I dati di giugno hanno influenzato non poco il consuntivo del primo semestre, che resta positivo, ma solo per l’1% (che sale al 2% per l’ortofrutta bio). I consumi di frutta e verdura fresca da parte delle famiglie italiane da gennaio a giugno hanno raggiunto i 3,1 milioni di tonnellate; la spesa supera i 6,3 miliardi di euro, per un aumento del 2%; il prezzo medio sale dell’1% (2,03 eurokg).

Ogni famiglia ha acquistato nel semestre 120 kg di frutta e verdura, 400 grammi in più rispetto al 2019, spendendo mediamente 244 euro per nucleo (+ 4 euro). Guardando ai canali di vendita, il semestre ha chiuso con un bilancio positivo rispetto al 2019 per i supermercati, i discount e le superette. Negativi i mercati rionali, stabile il dettaglio specializzato. "Purtroppo i dati di giugno confermano timori e perplessità già emerse nei mesi precedenti. Al risveglio dei consumi di ortofrutta nei due mesi di lockdown si erano infatti contrapposte le forti perdite del canale Horeca. Purtroppo i dati di giugno confermano che la crescita degli acquisti domestici molto probabilmente non ha compensato tali perdite", commenta il direttore di Cso Italy, Elisa Macchi.

Intanto la campagna pomodoro, partita bene al Sud e al Nord, registra forti difficoltà che hanno indotto le organizzazioni di produttori a chiedere l’attivazione straordinaria del ritiro del prodotto per mancata raccolta, prevista in casi eccezionali dall’Ocm Ortofrutta. Il gran caldo di fine luglio e inizio agosto e le successive piogge diffuse hanno fatto maturare contemporaneamente il pomodoro dei campi emiliano-romagnoli, e anche di altre regioni, con impossibilità di ritirare tutto il prodotto maturo. Il ministero, informa Confagricoltura, ha già dato via libera.

La produzione di pere e mele 2020 è prevista in crescita rispetto al disastroso 2019 quando il raccolto venne decimato da parassiti e da varie fitopatologie. "Tuttavia, pesa come un macigno la perdita di attrattività del sistema frutticolo regionale che in quindici anni ha abbandonato 19.000 ettari di superficie coltivata di cui 6.000 a pere e 14.900 a peschenettarine", denuncia Albano Bergami, presidente dei frutticoltori di Confagricoltura Emilia-Romagna. Urge un piano di rilancio del comparto, che faccia perno su alcuni punti. In particolare non si deve vietare l’utilizzo di molecole indispensabili per la difesa fitosanitaria della pianta senza aver prima individuato soluzioni alternative e " va adeguata la legge 102 sulle calamità naturali e insieme va riformato il sistema assicurativo per facilitare l’accesso a un’ampia compagine di agricoltori".