Un’estate da record per l’oro. Le quotazioni del metallo giallo, bene rifugio per eccellenza, hanno infatti raggiunto il 7 agosto il record storico di 2.078 dollari l’oncia per poi scendere nei giorni scorsi, anche per le prese di beneficio, in area 1.930-1.940. Comunque ancora sopra il precedente storico primato di 1.921 dollari del 30 settembre 2011. E sulla scia dell’oro, rivalutato di circa il 30% da inizio anno, si è mosso anche l’argento che con un rialzo, da gennaio, di oltre il 50%, si è riportato in area 27-28 dollari l’oncia, comunque ancora lontano dai record di 50 dollari.

Nonostante le Borse mantengano un trend positivo trascinate da Wall Street e dalle politiche espansive delle banche centrali, gli investitori sono alla ricerca di un paracadute in caso di futuri crolli del mercato azionario e acquistano oro come assicurazione. "Sui mercati – spiega Maurizio Mazziero, analista e fondatore di Mazziero Research – c’è un’enorme liquidità e le Borse continuano a salire. I grandi gestori non possono non cavalcare questo trend ma per coprirsi diversificano nell’oro". E se le Borse prima o poi scenderanno, il metallo giallo confermerà la sua natura di bene rifugio.

Ma a questi livelli vale ancora la pena investire nell’oro? "Il trend, anche in previsione di una possibile ripresa dell’inflazione, rimane positivo", spiega sempre Mazziero. Bisognerà però vedere nel breve se la quotazione manterrà il livello spartiacque attorno a 1.920 dollari l’oncia, se lo si infrangesse al ribasso potrebbe aprirsi lo spazio per una discesa prima a 1.860 e poi verso l’area 1.700-1.750. Il consiglio, quindi, per chi vuole diversificare inserendo nel portafogli anche l’oro (con una quota iniziale attorno al 5%) è di investire gradualmente, con piani di accumulo mensili, preferendo l’oro fisico (monete e lingotti) e, nel caso di prodotti finanziari, privilegiando gli Etc, strumenti che a loro volta investono in oro fisico".

Il cui mercato (dalle raffinerie alle gioiellerie ai trasporti aerei) è stato duramente colpito, secondo Benjamin Louvet, Commodities Portfolio Manager di Ofi Asset Management, dal lockdown e dagli effetti della pandemia. Ma queste flessioni sono state in larga misura compensate da una crescita degli acquisti di Etf basati sull’oro. Grazie a un aumento delle posizioni di circa 734 tonnellate dall’inizio dell’anno, la quantità di oro detenuta dagli Etf, infatti, è cresciuta, ricorda Louvet, più nei primi 6 mesi del 2020 che in qualsiasi anno solare da quando questi prodotti sono stati creati. E le prospettive di un aumento dei tassi reali, e quindi dell’inflazione, portano gli analisti di Ofi Asset Management a stimare un target a 12 mesi per l’oro di 2400 dollari l’oncia.

Se l’oro, nel lungo periodo, tende sempre a dare soddisfazione agli investitori, più volatile è l’investimento nell’argento mentre è più da specialisti l’investimento nel rame, attraverso strumenti finanziari. Le quotazioni del rame anticipano sempre di sei mesi la ripresa, e quindi si erano già mosse al rialzo dopo la fine del lockdown. Adesso si trovano in un’area di stabilità attorno ai 3 dollari l’oncia e una nuova accelerazione sarà possibile, spiega Mazziero, se ci sarà una decisa ripartenza dell’economia mondiale post-Covid-19. Insomma, se si tornerà alla normalità, una prospettiva che oggi nessuno è in grado di assicurare.

La ripresa comunque dell’economia dopo la fase più acuta dell’emergenza Covid-19, ha rilanciato le quotazioni del petrolio tornato attorno ai 43 dollari al barile per il Wti americano (sulle cui quotazioni incideranno gli effetti provocati dalla stagione degli uragani) e in area 45-46 dollari per il Brent europeo. Anche per l’oro nero, come per il rame, il futuro delle quotazioni dipenderà in gran parte dalla forza della ripresa economica. Per questo, conclude Mazziero, "io consiglierei cautela lasciando l’investimento nel petrolio solo a chi è esperto di questo mercato e dei relativi strumenti finanziari". Il piccolo investitore infatti perlopiù utilizza gli Etc eo i certificati che hanno come sottostanti i future sui prezzi del greggio. Future che però hanno diverse scadenze e quelli a più mesi possono avere quotazioni più alte dei future a breve riducendo, se non azzerando, i possibili guadagni.