Giovanni Farese
Giovanni Farese

L’Italia, che da anni è in fondo alle classifiche europee nel digitale, sta cercando di invertire la tendenza grazie in particolare all’FTTH, la rete interamente in fibra ottica in grado di raggiungere la velocità di 1 Gigabit al secondo. Un report IDATE, che fotografa la situazione delle reti in fibra in Europa e illustra previsioni sullo sviluppo del mercato, pone l’Italia (+3.8 milioni di unità immobiliari cablate) al terzo posto nel ranking europeo di crescita per copertura FTTH (fibra fino a casa), dopo la Francia (+4,7 milioni di unità immobiliari) e davanti alla Germania (+1,9 milioni) e al Regno Unito (+1,8 milioni). Il contributo alla crescita nel 2020 è ascrivibile per l’80% a Open Fiber che, con circa 11,5 milioni di unità immobiliari abilitate ai servizi Ultra Broadband, si conferma come di gran lunga il principale operatore italiano di reti in fibra ottica.

La domanda di fibra, la cui utilità è emersa in maniera lampante con la pandemia, sta crescendo come evidenzia il rapporto DESI 2020 della Commissione Europea: la sola componente FTTH raggiunge il 30% delle famiglie italiane (la media europea è del 34%) e ha un tasso di crescita di +6,1% anno su anno, seconda solo al Regno Unito (+6,2%). L’adozione dei servizi FTTH, per quanto in crescita, è però ancora relativamente bassa anche in Europa: il take up delle reti in fibra in Germania e Regno Unito è comparabile a quello in Italia (circa 5% Italia, 3% Germania, 3% Regno Unito) ma inferiore rispetto a Spagna e Francia, dove le reti interamente in fibra sono state realizzate da anni.

Nonostante questo, per quanto riguarda la rete Open Fiber, nelle città (le cosiddette aree nere) il tasso di riempimento raggiunge il 20%, mentre nei piccoli comuni e nelle zone meno densamente popolate (aree bianche) si è registrato negli ultimi tre mesi del 2020 un fortissimo aumento degli ordini.