Fabio Maccari, amministratore delegato del gruppo Salov
Fabio Maccari, amministratore delegato del gruppo Salov

di Daniele Monaco

"Raccontare una storia diversa, ma rilevante per un consumatore nuovo": è la sfida di Salov, azienda olearia di Massarosa (Lucca), per far decollare anche nel mercato italiano l’extra vergine Filippo Berio nato nel 1867 e leader all’estero, puntando sulla riconoscibilità del "metodo Berio" e su un piano investimenti biennale da 10 milioni di euro per rilanciare i brand del gruppo che produce anche l’olio Sagra e nel 2019 ha fatturato 275,7 milioni di euro.

"Il ‘Metodo Berio’ consiste in un processo di 200 buone pratiche dal campo alla bottiglia, certificato SGS, in base ai principi di sostenibilità e agricoltura integrata per una linea di qualità premium destinata a consumatori giovani, abbienti, con alta scolarità". Lo spiega il direttore commerciale Mauro Tosini: "L’ambizione è arrivare con Filippo Berio a coprire il 5% dei consumi italiani di olio extra vergine e portare il marchio Sagra, prossimo a un rilancio, dall’attuale 2% al 7-9%". Nel 2019 la quota di olio Salov imbottigliato per il mercato italiano è stata di 15 milioni di litri sui 91 milioni totali venduti, compreso lo sfuso e le varietà di semi. Il fatturato dipende per il 65% dall’export.

Lanciato in Italia nel settembre 2019, Filippo Berio è già sugli scaffali di alcune catene come Coop Nord-Ovest, Bennet, Gigante, Pam Panorama: "Siamo presenti presso catene che rappresentano circa il 30% del mercato Gdo italiano a valore, entro fine anno puntiamo al 40% di distribuzione ponderata Nielsen". Le referenze sono Classico, 100% italiano, Bassa acidità, Biologico e puntano "a un consumatore meno sensibile al ‘volantino’, che oltre alla salubrità chiede garanzia di una produzione attenta al bene di tutti", spiega l’ad Fabio Maccari. Cinque i partner: due in Italia e Spagna, uno in Portogallo. "Selezionati con i criteri dell’agricoltura integrata, per limitare l’impatto delle tecniche convenzionali sugli ecosistemi, con un mix crescente di pratiche agronomiche biologiche volte a sostituire l‘uso di fitosanitari", garantisce Maccari.

Un "collarino" giallo sulla bottiglia riporterà le fasi del metodo, che va a dettagliare sulle modalità di "irrigazione del sottofila, potatura, trasporto, spremitura a freddo e tanto altro", spiega Maccari. Un meccanismo di tracciabilità permetterà di scoprire su www.filippoberio.it data di produzione, cultivar utilizzate, origine delle olive e luogo di molitura, a partire dal numero di lotto. L’operazione di riconoscibilità passerà da un "protocollo" divulgativo e dalla televisione: "Filippo Berio sarà l’olio della prossima edizione di Masterchef", annuncia il direttore marketing Emanuele Siena. Tra le operazioni a sostegno dei brand Salov, investimenti da 10 milioni di euro per la logistica 4.0 del magazzino che aumenterà del 30% le prestazioni, una nuova linea produttiva e tre nuovi serbatoi di stoccaggio.

Venduto in 75 paesi del mondo l’olio Filippo Berio è tornato sul mercato italiano nel 2019, dopo una parabola storica legata all’impegno del fondatore, nato a Oneglia (Genova) nel 1829. Trasferitosi a Lucca, Filippo Berio iniziò a produrre e vendere olio d’oliva ai migranti che partivano per gli Stati Uniti e dopo 15 anni di esperienza, nel 1867, registrò il marchio Filippo Berio & C.. Nel 1919 la figlia Albertina riprese la tradizione olearia di famiglia fondando la Società anonima lucchese olio e vino. Quarant’anni dopo Salov iniziò a produrre l’olio Sagra per Carlo Erba di Milano, rilevando il marchio nel ‘79. Acquisita dai cinesi di Bright Food nel 2015, Salov è oggi rappresentata, tra filiali e uffici commerciali, in otto Paesi.

Filippo Berio vanta la posizione di leader di mercato Oltreoceano ma anche in Regno Unito, Russia, Belgio, Svizzera e Olanda. Con i suoi 250 dipendenti nello stabilimento di Massarosa, vicino al lago di Massaciucoli, "Salov è la più grande azienda olearia presente in Italia in termini di dimensioni", spiega Siena. A Villa Berio, nel parco naturale San Rossore, Salov possiede un laboratorio-oliveto a cielo aperto di 75 ettari dove i ricercatori del Cnr studiano, fra oltre 22mila piante di 52 varietà diverse, tecniche di agricoltura di precisione e modalità innovative per fermare la xylella, nell’ambito del progetto Ue Life Resilience.