SARCEDO (Vicenza)

CHI ha da sempre la passione per gli astri è abituato ad aprire gli occhi e puntare in alto. Se poi negli anni quella passione diventa un lavoro, i sogni assumono la forma dei progetti, e i progetti quella delle aziende. Come Officina Stellare, fondata da Riccardo Gianni, che ne è il presidente, Giovanni Dal Lago, amministratore delegato, e Gino Bucciol, responsabile Business Development. La sede è a Sarcedo, in provincia di Vicenza: è lì che nascono telescopi, strumenti ottici e aerospaziali apprezzati anche dalla Nasa. Prodotti che nel 2018 hanno costituito un valore della produzione di circa 5 milioni di euro. La base da cui decollare grazie alla cosiddetta democratizzazione dello spazio e al processo di quotazione in atto.

Dal Lago, quando e come nasce l’avventura di Officina Stellare?

«Nel maggio 2009 grazie all’incontro di tre appassionati di astronomia».

Tre anni dopo arriva la prima commessa della Nasa.

«Già nel 2012 partecipavamo a fiere negli Usa, occasioni in cui la Nasa ha avuto modo di conoscere e apprezzare la nostra competenza ottica. Così è cominciato un percorso e ha preso corpo il progetto Sofia».

Di cosa si tratta?

«Abbiamo fornito alla Nasa un sistema di guida e puntamento a supporto del telescopio per riprese scientifiche in alta atmosfera anche in condizioni critiche».

Detto della Nasa, chi sono in generale i vostri clienti?

«Serviamo un range ampio tra cui Airbus e Gruppo Leonardo: operatori istituzionali e governativi, agenzie spaziali, ma anche il mondo corporate».

Quanto vale l’export?

«Circa il 92% del fatturato. Da sempre siamo orientati all’estero; non solo agli Usa, come è facile immaginare per via dei grossi investimenti nel settore, ma in generale a tutti i Paesi che scommettono sulle nuove tecnologie».

I risultati dello scorso anno quasi doppiano quelli del 2017. Cosa vi aspettate per il 2019?

«Lavoriamo per ottenere un incremento pari almeno al 40%».

La capacità di gestire tutte le fasi di processo dell’ordine vi dà un vantaggio competitivo?

«Certamente. Oggi il settore aerospaziale non si basa più su budget illimitati e tempi lunghi, servono efficienza e velocità. Noi, lavorando in casa, riusciamo in breve tempo ad offrire ai clienti soluzioni peculiari a prezzi competitivi».

Crescita significa nuove assunzioni?

«Sì. Ora siamo poco meno di 40 persone, prevediamo un raddoppio nel giro di qualche anno. Cerchiamo figure tecniche e manageriali».

Con quale fine avete scelto di quotarvi?

«Raccogliere capitale per realizzare la space factory, un luogo dedicato allo sviluppo delle tecnologie applicate all’aerospazio».

Per ampliare il vostro business puntate sulla cosiddetta democratizzazione dello spazio. Di cosa si tratta?

«Le nuove tecnologie, generate anche da investimenti lungimiranti, consentono di abbattere i costi; così gli operatori privati possono fare business in un settore che in passato era appannaggio dei giganti della ricerca scientifica».

Si dice che la new space economy avrà un grande impatto sulla vita quotidiana. In che modo Officina Stellare parteciperà a questa rivoluzione?

«Fornendo l’hardware per un mondo, quello del futuro, in cui bisognerà gestire il traffico spaziale, controllare i confini e gestire le grandi emergenze idro-geologiche attraverso l’osservazione della superficie terrestre, aumentare la copertura e la velocità dell’accesso a internet».