Da sito industriale a paradiso dei croceristi passando per un tentativo – fallito - di riconversione in terminal per gas metano liquido. A Ocean Cay il recupero targato Msc sembra essere in ogni caso il migliore dei destini possibili per un’isola nata per mano dell’uomo – l’americana Ocean Industries Inc. – agli inizi degli anni ’70, come sito di estrazione e lavorazione di materiali edili, soprattutto aragonite. A Ocean Industries succedette Marcona Ocean Industries negli anni ’80 e infine, dal 2012, la Sandy Cay Development, tutte con la stessa finalità; una parentesi agli inizi del Duemila avrebbe però potuto compromettere del tutto il futuro dell’isola. La Aes Corporation propose al governo delle Bahamas di adibire il sito a terminal Lng, con posa di un gasdotto sottomarino per la Florida.

Progetto bocciato, però; subentrò Sandy Cay, da cui nel 2015 Msc ha acquistato – per oltre 50 milioni di dollari, secondo The Tribune – una piccola porzione della loro maxi licenza estrattiva ancora in vigore: 64 miglia quadrate, l’attuale riserva di Ocean Cay. Le Bahamas hanno concesso a Msc una gestione esclusiva per 50 anni (ma si sta lavorando per arrivare a 99), con alcune prescrizioni. Come «l’impiego di personale bahamense, che supera il 90% dei 140 addetti stanziali su Ocean Cay contro gli appena 40 della gestione di Sandy Cay. Locali sono state anche le 800 maestranze per i quattro anni di lavori – spiega Michelle Mc Gregor, direttore generale di Ocean Cay –. E quando possibile, abbiamo utilizzato materiali e fornitori del posto, comprese le 75mila piante collocate sull’isola».