Puntare sulle obbligazioni delle società dei Paesi emergenti. La pandemia ha modificato anche la geografia dei mercati e quindi degli investimenti. E, guardando a quel che è successo nel 2020 sotto l’effetto Covid, il 2021 potrebbe offrire opportunità d’investimento, come sempre all’interno di un portafoglio diversificato, proprio sui bond delle aziende dei Paesi emergenti.

È quello che emerge dal report "Fixed Income – Debito societario dei mercati emergenti: prospettive interessanti grazie a buoni fondamentali", curato da Alain-Nsiona Defise, Head of Emerging Corporates e Qian Zhang, Senior Client Portfolio Manager di Pictet Asset Management del gruppo Pictet, uno dei principali gestori patrimoniali e del risparmio indipendenti in Europa con un patrimonio gestito e amministrato che al 30 settembre 2020 ammontava a 532 miliardi di euro. Nonostante tutti i danni economici provocati a livello globale dalla pandemia, spiegano Defise e Zhang, il credito societario dei mercati emergenti ha dimostrato una notevole resilienza. Non solo ha chiuso il 2020 con un guadagno del 7,1%, con le obbligazioni societarie high yield dei mercati emergenti che hanno generato un rendimento del 6,6%, ma i suoi fondamentali continuano anche a essere più interessanti di quelli delle obbligazioni societarie dei Paesi sviluppati. In particolare le obbligazioni societarie dei Paesi emergenti hanno registrato nel 2020 il tasso di default più basso tra tutte le principali tipologie di emissioni creditizie.

Le motivazioni di questa situazione sono molteplici: prima di tutto, all’inizio della crisi pandemica gli emittenti societari high yield dei mercati emergenti avevano una leva finanziaria inferiore rispetto alle controparti dei Paesi sviluppati. Inoltre il processo di ristrutturazione del debito è meno complicato nei mercati emergenti, dove avviene di norma al di fuori dei tribunali, sotto forma di trattative dirette tra emittenti e creditori. Ma la resilienza del mercato dipende soprattutto dai fondamentali delle società emergenti. La maggior parte è entrata infatti nella crisi pandemica con livelli considerevoli di liquidità nei propri bilanci mentre le società dei mercati sviluppati hanno offerto dividendi aggressivi ed effettuato significativi riacquisti di azioni. Molte inoltre sono coinvolte in attività di fusione e acquisizione.

Non solo, le società dei mercati emergenti hanno gestito attentamente le proprie passività, riacquistando il debito a più breve scadenza ed emettendo nuove obbligazioni a più lunga scadenza con tassi di interesse favorevoli. Ma anche l’esistenza di banche statali o controllate dallo Stato nella maggior parte dei grandi mercati emergenti, come Brasile, India, Turchia e Cina, sostiene la domanda di credito perché anche le banche di questi Paesi tendono a essere responsabili del finanziamento di società di importanza strategica. Vi sono poi i fondamentali macroeconomici.

Le economie emergenti sono state in generale protagoniste di recuperi più forti e rapidi dalla crisi scatenata dalla pandemia. A dicembre tutti i principali indicatori dell’attività cinesi erano al di sopra dei livelli di un anno prima. Nel complesso, la produzione industriale dei mercati emergenti si è attestata a livelli superiori a quelli del quarto trimestre 2019. Tutto ciò, conclude il report, significa che il tasso di insolvenza delle società dei Paesi emergenti continuerà a essere inferiore a quello delle omologhe dei mercati sviluppati per tutto il 2021. Ciò rende particolarmente interessanti i rendimenti che le obbligazioni societarie dei Paesi emergenti offrono: a metà dicembre il credito societario dei mercati emergenti investment grade offriva il 2,8%, rispetto all’1,8% e allo 0,2% del debito investment grade statunitense ed europeo. Invece per quanto riguarda le emissioni high yield, il credito dei Paesi emergenti rendeva il 5,5% rispetto al 4,5% delle obbligazioni statunitensi e al 2,9% di quelle europee. Quindi "considerati i rendimenti irrisori disponibili altrove nel mercato delle obbligazioni societarie a livello globale, gli investitori farebbero bene a considerare l’inclusione del credito dei mercati emergenti nei loro portafogli".

Achille Perego