di Davide Gaeta

Da alcuni anni la politica europea sta affrontando un tema complesso: la possibilità di affidare ai consorzi di tutela dei prodotti Dop la gestione dell’offerta. In altri termini stabilire criteri e quantità per ridurre la produzione dei propri associati e riequilibrarla rispetto alla domanda. Le tecniche con cui controllare l’offerta possono essere più ampie ed articolate di quanto qui riassunto, ma il tema è delicato per diverse ragioni; rappresenta una sorta di obbligo di riduzione del fatturato aziendale cogente, ossia imposto per legge. Viene attuato trasversalmente per tutti gli associati, quindi sia per l’azienda che riesce a vendere tutto ed anzi vuole crescere, sia per quella che è in difficoltà per eccesso di produzione. Potrebbe mancare l’obiettivo di equilibrio tra domanda ed offerta. Richiede un’importante campagna di stimolo dei consumi. Soprattutto prevede un perfetto consenso tra soci, spesso molto difficile da ottenere, considerato che può richiedere una riduzione dei redditi aziendali.

Ai problemi si contrappongono però una serie di potenziali vantaggi. Riportando il mercato in equilibrio potrebbe consentire la difesa dei prezzi aziendali e quindi dei margini di contribuzione. Aiuterebbe a mantenere stabili i valori fondiari, spesso parametrati al prezzo di vendita delle Dop. Aiuterebbe a condividere le decisioni in modo collettivo, superando l’individualismo dell’imprenditore italiano. Molti consorzi applicano già queste soluzioni, ora accelerate dall’emergenza della pandemia. Diventa perciò categorico rivedere i criteri di rappresentanza e di voto in consorzio per rendere più democratico e condiviso, efficace ed efficiente questo strumento oggi molto discusso.

Davide.gaeta@univr.it