Un sistema agricolo basato sulla biodiversità, per affrontare i cambiamenti climatici nell’area del Mediterraneo. È il cuore del progetto CerealMed, tra i vincitori del bando 2019 di PRIMA, il programma curato dalla Fondazione che riunisce 19 Paesi dell’area mediterranea, presieduta dal professor Angelo Riccaboni. Grazie all’interesse suscitato, il lavoro ha ottenuto un contributo di 1,3 milioni di euro. Un’intuizione sviluppata da Agata Gadaleta, professore associato e docente di genetica vegetale dell’Università di Bari Aldo Moro, con il suo team internazionale composto da undici ricercatori (con le Università di Bari e Bologna, con Marco Maccaferri ed Elisabetta Mazzucotelli di CREA) riunendo competenze provenienti da Egitto, Spagna, Grecia, Marocco, Turchia e Libano. Un obiettivo strategico importante, in uno scenario in cui i cambiamenti climatici stanno imponendo provvedimenti urgenti, inseguito prima di tutto attraverso l’uso di genotipi di frumento e legumi, diversificati e adattati all’ambiente.

Si chiama ‘fast domenstication’ ed è una selezione mirata di geni di domesticazione primaria, che ne mantiene le caratteristiche, rafforzando la varietà. Se il progetto avrà successo, la portata dei risultati "aprirà le porte a un nuovo sistema di coltivazione di cereali nei paesi del Mediterraneo", secondo i ricercatori coinvolti. "CerealMed aumenterà l’efficienza delle aziende agricole attraverso il trasferimento e l’implementazione di sistemi innovativi e adeguati – afferma la ricercatrice e docente Gadaleta – che consentiranno di migliorare le prestazioni dei prodotti. Linee di frumento dal più elevato contenuto di nutrienti, resistenti ai principali agenti patogeni, avranno una maggiore commerciabilità. Il secondo risultato sarà la valorizzazione degli scarti agricoli a seguito della raccolta del frumento e successiva valorizzazione in prodotti alternativi, con lo sviluppo di nuove attività economiche e opportunità di lavoro nelle aree rurali".