La protesta dei lavoratori Alitalia davanti al ministero dell’Economia contro il piano di ridimensionamento
La protesta dei lavoratori Alitalia davanti al ministero dell’Economia contro il piano di ridimensionamento
di Elena Comelli Sindacati all’attacco contro l’accordo di massima sulla nuova Alitalia, raggiunto a Bruxelles fra il governo e la Commissione europea, che prevede una compagnia dimezzata. "L’accordo sui livelli occupazionali di Ita è stato raggiunto con l’Europa e non con noi. Non accetteremo riduzioni di personale", ha detto il segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri. Su Alitalia "non abbiamo intenzione di accettare licenziamenti, la parola esuberi sarebbe ora di toglierla", gli ha fatto eco il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini. ...

di Elena Comelli

Sindacati all’attacco contro l’accordo di massima sulla nuova Alitalia, raggiunto a Bruxelles fra il governo e la Commissione europea, che prevede una compagnia dimezzata. "L’accordo sui livelli occupazionali di Ita è stato raggiunto con l’Europa e non con noi. Non accetteremo riduzioni di personale", ha detto il segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri. Su Alitalia "non abbiamo intenzione di accettare licenziamenti, la parola esuberi sarebbe ora di toglierla", gli ha fatto eco il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini.

"No a Ita, compagnia nata già fallita", scandivano ieri i manifestanti davanti al ministero dell’Economia, dove si è svolta una nuova protesta dei dipendenti, che anche per questo mese verranno pagati in ritardo e riceveranno oggi solo il 50% dello stipendio (il resto presumibilmente nei primi giorni di giugno). Al momento nessuno è in grado di confermare le indiscrezioni che cadono sui 10.500 lavoratori del vettore romano. Si parla di un massimo di 57 aerei e 4.500 dipendenti, oltre a un taglio degli slot in alcuni aeroporti, la messa a gara dello storico marchio col tricolore, delle MilleMiglia, di gran parte dell’handling e della manutenzione. La Commissione europea, soprattutto alla luce delle indagini sugli aiuti di stato ad Alitalia, ha chiesto che tra le due compagnie ci sia una discontinuità molto chiara, prerequisito fondamentale per evitare che la nuova compagnia si trovi subito oppressa dai debiti della vecchia. Alitalia è in gravissima crisi da oltre trent’anni, e si stima che almeno dal 2017 perda all’incirca un milione di euro al giorno. Dopo diversi tentativi fallimentari di acquisizione da parte di compagnie estere, come Air France ed Etihad, alla fine del 2020 il governo Conte creò la nuova società Ita (Italia Trasporto Aereo), controllata al cento per cento dal ministero dell’Economia, e mise Alitalia sotto il suo controllo, nazionalizzando l’azienda, che era stata privatizzata nel 2008.

L’obiettivo del governo era di fare di Ita una nuova compagnia di Stato, riducendo rotte, aerei, spese e personale, ma mantenendo tutti gli asset e i servizi della vecchia Alitalia. L’altolà della Commissione è arrivato subito e ora, dopo mesi di trattative, si raccolgono i primi risultati. Che però non piacciono per niente ai sindacati. Il governo Draghi prova a rassicurare: da Bruxelles il ministro dello Sviluppo, Giancarlo Giorgetti, spiega che il piano di Ita "offre in prospettiva grandi possibilità di sviluppo". Secondo il ministro il futuro di Ita "dipenderà dalla sua capacità e abilità di stare sul mercato e imporsi". Il ministro dell’Agricoltura, Stefano Patuanelli, sostiene che "l’obiettivo non è certamente quello di fermarci a 6mila dipendenti", ma "è avere una compagnia di bandiera vera e seria com’è stata per tanti anni Alitalia".