La fase di recessione profonda dovuta alle conseguenze della pandemia sembra finita nella maggior parte dei Paesi, ma il consenso degli economisti prevede che l’economia globale non tornerà ai livelli di crescita precedenti fino alla fine del 2022. Molto dipenderà dai tempi di applicazione di farmaci e vaccini, ma anche dalle politiche fiscali, commerciali e normative perseguite dai governi.

Per il momento, le stime ufficiali sull’economia globale si aggirano su una caduta del 5% per quest’anno, la peggiore contrazione dai tempi della Grande Depressione. Per il Fondo Monetario il Pil mondiale si ridurrà del 4,9% nel 2020, mentre per la Banca Mondiale il calo sarà del 5,2%. Gita Gopinath, capo economista del Fondo, l’ha definita una "crisi senza precedenti". "Nessun Paese è stato risparmiato – ha rilevato Gopinath –. I mercati emergenti, le economie in via di sviluppo e le economie avanzate sono state tutte duramente colpite". In base alle stime del Fondo, la crisi è costata ai governi di tutto il mondo più di 10mila miliardi di dollari in mancate entrate e spese aggiuntive per le misure di sostegno, i prestiti alle imprese e le garanzie. Di conseguenza, il debito pubblico globale dovrebbe raggiungere quest’anno il livello record del 101% del Pil, con un aumento del 19% su base annua, superando il livello raggiunto durante la seconda guerra mondiale.

Di conseguenza, secondo Gopinath, i Paesi dovrebbero concentrarsi sulla riduzione delle spese inefficienti, sull’ampliamento della base imponibile, sulla riduzione dell’elusione fiscale e sulla "maggiore progressività della tassazione in alcuni Paesi", cioè in pratica sull’aumento della tassazione per i ricchi e la diminuzione per i poveri. Le economie avanzate, in particolare gli Stati Uniti e i Paesi europei, sopporteranno i danni maggiori, con una contrazione dell’8% quest’anno, mentre le economie emergenti si ridurranno del 3%. Il principale downgrade è per la Francia, che dovrebbe contrarsi del 12,5% quest’anno – oltre 5 punti rispetto alle previsioni di aprile – seguita dalla Spagna, con un downgrade di 4,8 punti percentuali, che porta la sua contrazione prevista al 12,8%, come quella dell’Italia. Gli Usa subiranno il maggior danno di bilancio, con un deficit di quasi il 24% del Pil quest’anno. Sebbene il Fondo preveda una forte ripresa nel 2021, la maggior parte delle economie non riuscirà a riguadagnare i livelli di produzione pre-crisi.

Elena Comelli