di Pino Di Blasio Uscito più forte dal voto delle elezioni regionali, in attesa che il premier Conte firmi il decreto con il miliardo e mezzo di euro per iniezioni di capitale in aziende e banche che hanno bisogno di soldi, il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri continua il suo pressing alla ricerca di un acquirente per il Monte dei Paschi. Il bersaglio principale del corteggiamento del ministro resta Unicredit, la banca che potrebbe assorbire l’acquisizione di Mps senza eccessivi contraccolpi sul patrimonio e sulla liquidità....

di Pino Di Blasio

Uscito più forte dal voto delle elezioni regionali, in attesa che il premier Conte firmi il decreto con il miliardo e mezzo di euro per iniezioni di capitale in aziende e banche che hanno bisogno di soldi, il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri continua il suo pressing alla ricerca di un acquirente per il Monte dei Paschi. Il bersaglio principale del corteggiamento del ministro resta Unicredit, la banca che potrebbe assorbire l’acquisizione di Mps senza eccessivi contraccolpi sul patrimonio e sulla liquidità. E nel muro eretto dall’ad di piazza Gae Aulenti, Jean Pierre Mustier, cominciano a vedersi le prime crepe.

"Per iniziare la trattativa sul Monte dei Paschi – sarebbe la richiesta di Mustier – servirebbe una cornice finanziaria di totale neutralità per l’impatto sul capitale di Unicredit". Un giro di parole per dire che se il Tesoro vuole cedere la sua quota di maggioranza di Mps dovrà mettere sul tavolo anche un po’ di miliardi in contanti. Sia per obbedire alle richieste della Bce di 1 miliardo e 100 milioni per cedere ad Amco gli 8,1 miliardi di crediti deteriorati. Sia per attutire le richieste di 10 miliardi di danni e i bilanci in rosso.

A Mustier e Unicredit piacerebbe ripetere l’operazione di Intesa Sanpaolo sulle banche venete, con quasi 5 miliardi del Tesoro per rilevare le attività di Popolare di Vicenza e Veneto Banca.

Gualtieri potrebbe arrivare a 2-3 miliardi, contando i fondi previsti nel decreto e una prevedibile diminuzione delle richieste danni dopo le sentenze sui processi per i derivati (quella su Profumo e Viola è attesa per ottobre) e una trattativa con la Fondazione Mps, che ha richiesto 3,8 miliardi di risarcimenti per gli aumenti di capitale dopo Antonveneta.

"Se il Ministero dell’Economia decide se e quando vendere la banca, il management non viene coinvolto nella trattativa". Così Guido Bastianini, ad di Mps, interpellato ieri nel corso della sua audizione alla commissione di inchiesta sulle banche, ha commentato la possibile integrazione con Unicredit. Non è l’unico interlocutore del Tesoro, la moral suasion è esercitata anche verso Banco Bpm. E Mediobanca, l’advisor scelto da Rocca Salimbeni, continua a lavorare per ridurre le distanze sul possibile contratto di matrimonio. Siamo ancora alle fasi iniziali, le prossime tappe sono l’assemblea di Mps del 4 ottobre per approvare l’operazione Hydra e la scissione della bad bank con 8,1 miliardi di crediti deteriorati. E le tre lettere di investitori privati pronti ad accollarsi almeno un terzo dell’aumento di capitale richiesto dalla Bce. Ieri i rumors hanno fatto bene al titolo Mps, cresciuto del 3,88%, ma penalizzato Unicredit, che ha lasciato sul terreno l’1,87%.