Bruno Villois La bestia nera del rapporto tra cittadini e sistema pubblico è rappresentata da due elementi distinti ma contigui: le tasse e la burocrazia. L’apparato pubblico centrale e territoriale ha basato le sue entrate su una moltitudine di balzelli, che raggruppati portano ad una pressione tra il 30% e il 47% del reddito procapite. La burocrazia...

Bruno

Villois

La bestia nera del rapporto tra cittadini e sistema pubblico è rappresentata da due elementi distinti ma contigui: le tasse e la burocrazia. L’apparato pubblico centrale e territoriale ha basato le sue entrate su una moltitudine di balzelli, che raggruppati portano ad una pressione tra il 30% e il 47%

del reddito procapite. La burocrazia incide ulteriormente per altri 68 punti, una

percentuale inverosimile che ha spinto in alto l’evasione, che pur non essendo mai neppure

minimamente giustificabile, è diventata un salvagente per una moltitudine di micro partite Iva, non tanto a causa della pressione della tassazione nazionale, pur tra le più alte d’Europa, ma per gli ulteriori 1520 punti attribuibili alle tassazioni locali e ai costi della burocrazia. La politica di ogni colore ha sempre ritenuto tasse e burocrazia inique e troppo pesanti per i

contribuenti, ma allo stato dei fatti non ha mai fatto nulla, se non annunci, per modificarle e ridurne l’impatto. A far le spese di questa situazione è stata anche l’occupazione la cui identità è ancora costituita, soprattutto nei servizi e commercio, agricoltura, da assunzioni fantasma, ovvero in “nero”. Nei Paesi mediterranei si stima che sia intorno al 25%, in Italia del 20%, mentre nelle nazioni del nord Europa la percentuale è al di sotto del 10%, in Francia poco oltre, eppure la pressione fiscale

di buona parte di quei Paesi, transalpini in testa, è più alta che da noi, con la differenza che in ogni altra nazione la burocrazia incide per 1-2 punti. Adesso il Governo deve mettere mano al fisco, bene sarebbe che lo facesse anche per la burocrazia, agendo sull’intero apparato pubblico

e creando una vera e sostanziosa spending review. C’è da sperarlo sapendo che il premier Draghi può riuscire nell’impresa.