Andrea Moretti guida la Palazzoli Spa di Brescia, azienda che sostiene, come molte altre, Airc e Firc
Andrea Moretti guida la Palazzoli Spa di Brescia, azienda che sostiene, come molte altre, Airc e Firc

Imprenditori che sostengono la ricerca. Non quella su prodotti e servizi delle loro aziende, ma quella scientifica. Quella che cerca di rendere più curabile il cancro. E’ il caso di Andrea Moretti e dell’azienda che guida, la Palazzoli Spa di Brescia, impresa che produce apparecchiature elettriche. Per il 2020, Fondazione AIRC e FIRC daranno alla ricerca oncologica italiana oltre 115 milioni di euro, per garantire continuità al lavoro di 5.300 ricercatori che lavorano per rendere il cancro sempre più curabile. E tra i sostenitori ci sono anche gli imprenditori grazie al progetto “Impresa contro il cancro”: «Noi siamo la classica Pmi italiana – spiega Andrea Moretti, managing director di Palazzoli Spa - Siamo specializzati nelle apparecchiature elettriche per impianti industriali e illuminazione. Siamo sul mercato da oltre 100 anni perché abbiamo l’ossessione del lavoro ben fatto».

Quanto investite in ricerca e sviluppo?

«Abbiamo investito tanto in ricerca e sviluppo, negli ultimi anni circa il 20% del fatturato. E questo sta portando i suoi frutti: cresciamo ad un ritmo doppio rispetto a quello del mercato».

Come è nata l’idea di sostenere AIRC?

«Devo essere sincero, sono stati i miei collaboratori a segnalarmi questa opportunità. Così ho avuto modo di conoscere AIRC, una realtà incredibile e molto strutturata. È un impegno importante, ma siamo molto soddisfatti».

Come si svolge concretamente il progetto che sostenete?

«Abbiamo deciso di sostenere un progetto quinquennale guidato da un ricercatore senior. Non perché non abbiamo fiducia nei giovani, anzi: questo tipo di finanziamento consente al responsabile del progetto di ampliare il suo team con altri giovani ricercatori. L’ambito di ricerca che abbiamo scelto è l’immunoterapia, una strategia antitumorale che combatte il cancro utilizzando le nostre difese immunitarie. Non ci deve essere solo la possibilità di curarsi, ma anche quella di curarsi in modo umano. Noi ci crediamo».

Avete anche l’obiettivo di coinvolgere altre Pmi in questo progetto, giusto?

«AIRC ci ha nominato ambasciatori e questo ci fa molto piacere. E abbiamo deciso di coinvolgere anche i nostri interlocutori in questo impegno. Con i nostri clienti, del resto, condividiamo il lavoro di tutti i giorni anche se potrebbe sembrare che siamo dalla parte opposta della barricata. La nostra catena commerciale è molto lunga, ma abbiamo ricevuto ottimi riscontri da tutti. Con uno sforzo contenuto stiamo raggiungendo grandi risultati».

Ma perché un’azienda dovrebbe sostenere un progetto come questo?

«Un’azienda è una manifestazione economica del territorio e deve restituire al territorio quello che produce. Tutto quello che possiamo fare lo facciamo. Abbiamo ridotto il nostro impatto ambientale e, solo per fare qualche esempio, siamo impegnati per ridurre il rischio di infortuni. Il nostro obiettivo è aumentare la felicità interna lorda, per usare una famosa espressione. E un progetto come quello in collaborazione con AIRC ci consente senza dubbio di andare oltre i confini dell’azienda».