Raccontano che i vertici di Cgil, Cisl e Uil non si aspettassero l’attacco, apparentemente a freddo, del premier Giuseppe Conte sulla condizione privilegiata dei dipendenti pubblici rispetto alle partite Iva e ai lavoratori autonomi travolti nel vortice della pandemia. Il j’accuse del presidente del Consiglio è arrivato quando la macchina dei sindacati di categoria si era già messa in moto, con la proclamazione dello sciopero del settore pubblico per il 9 dicembre. Motivo: il rinnovo del contratto, cioè l’aumento di stipendio. Mossa che è stata accolta da un coro di...

Raccontano che i vertici di Cgil, Cisl e Uil non si aspettassero l’attacco, apparentemente a freddo, del premier Giuseppe Conte sulla condizione privilegiata dei dipendenti pubblici rispetto alle partite Iva e ai lavoratori autonomi travolti nel vortice della pandemia. Il j’accuse del presidente del Consiglio è arrivato quando la macchina dei sindacati di categoria si era già messa in moto, con la proclamazione dello sciopero del settore pubblico per il 9 dicembre. Motivo: il rinnovo del contratto, cioè l’aumento di stipendio. Mossa che è stata accolta da un coro di reazioni indignate dal mondo politico, per una volta unito da destra a sinistra, salvo il silenzio imbarazzato del Pd.

A cominciare dal ministro della Pubblica amministrazione, Fabiana Dadone: "Sanità, scuola, Comuni: proviamo a difendere il Paese in questa guerra non decisa dal governo o da chi combatte ogni giorno. Eppure qualcuno pensa di bloccare l’Italia e mettere a rischio la già fragile tenuta sociale. Ciascuno si assumerà le proprie responsabilità".

Ma anche all’interno dello stesso sindacato, la scelta dei rappresentanti degli statali viene criticata più o meno velatamente, per l’effetto boomerang che produce, dalle sigle del lavoro privato, dal commercio al turismo, dai metalmeccanici ai chimici, che fanno i conti con milioni di lavoratori in cassa integrazione e con la prospettiva dei licenziamenti di massa a marzo. Tanto che, nell’ambiente, è comune una considerazione: "Altro che aumenti, dovrebbero avere la cassa integrazione anche loro".

Insomma, le parole del premier hanno rivelato quello che opinione pubblica e addetti ai lavori pensano da mesi: "Un impiegato statale oggi – ha detto Conte -, non muovendosi da casa, può esercitare la propria attività con risparmio di tempo e risorse, mentre altre categorie, come gli esercizi commerciali e le partite Iva stanno soffrendo". Non è un caso che gli stessi leader di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Pierpaolo Bombardieri, abbiano mostrato imbarazzo rispetto a questa mobilitazione senza, però, riuscire a fermarla. Come non è riuscita a bloccarla la moral suasion riservata dei maggiorenti del Pd, Nicola Zingaretti in testa, in imbarazzo per una protesta che proviene da un ambito tipico dell’elettorato piddino.

Il temuto effetto boomerang, nei fatti, c’è già. Oltre a Conte, la ministra Dadone si è detta "attonita" per la proclamazione dello sciopero in questa fase. Così come, sulla stessa linea, si pronunciano i 5 Stelle ("Scelta lunare") e l’opposizione: "Sindacato irresponsabile - incalza Giorgia Meloni, leader di Fd’I -. Ma la maggioranza dei dipendenti respingerà al mittente questa provocazione ideologica". Non sono da meno i commenti sui social: dal "fannulloni, fate anche sciopero per avere stipendi più alti" al "paghiamo le tasse per farvi avere lo stipendio a fine mese senza neanche lavorare".