Nel tondo Fabrizio Quirighetti, Cio, head of Multi-Asset di Decalia Asset Management
Nel tondo Fabrizio Quirighetti, Cio, head of Multi-Asset di Decalia Asset Management

Come proteggere risparmi e investimenti ai tempi del Coronavirus? Come non lasciarsi prendere dal panico? Tutti raccomandano di mantenere i nervi saldi ma non è facile di fronte a terremoti finanziari come questo, quando vedi il tuo patrimonio, piccolo o grande che sia, assotigliarsi giorno dopo giorno. Chi non perde la testa nemmeno in momenti come questi è un economista e gestore di fondi di grande esperienza come Fabrizio Quirighetti, chief investment officer, head of Multi-Asset di Decalia Asset Management, la boutique di investimento ginevrina.

Dottor Quirighetti, come fa il risparmiatore a non perdere la testa di fronte a questo tsunami che sta travolgendo i mercati?

"Abbiamo sottostimato le ricadute di questo coronavirus sull’economia mondiale. Questo è stato un primo errore, adesso dobbiamo evitare di farne un secondo, che sarebbe quello di vendere tutto. E’ vero che sul momento mi darebbe un sollievo, cioè quello di non avere più perdite, ma col tempo rimpiangerei di averlo fatto".

Che portafogli dovremmo avere per affrontare questa situazione con più tranquillità?

"Portafogli semplici con titoli di qualità di aziende sane che hanno conti in ordine. E in momenti come questi c’è l’opportunità di comprare titoli di qualità con fondamentali solidi e molto trasparenti a prezzi scontati. Sono titoli di società ben gestite. Faccio un paragone con il virus che ha più probabilità di uccidere le persone deboli e già malate di quelle che hanno vent’anni e fanno sport. Nella finanza è la stessa cosa: quando ci sono crisi come quella di oggi a farne le spese sono le società fragili piuttosto che quelle sane".

Come siamo arrivati a questo punto?

"Quando il Coronavirus era solo in Cina, il problema principale era che la crescita cinese calava. La diffusione dell’epidemia al di fuori della Cina ha stravolto il panorama economico. Da uno shock dell’offerta siamo passati a uno shock della domanda a causa delle misure governative per evitare una crisi sanitaria oltre all’impatto negativo sui consumi".

Si va verso una recessione pesante?

"Sicuramente peggio di quella del 2009, con la differenza che questa è una recessione provocata da un’emergenza sanitaria. Il virus sarà probabilmente sconfitto nel giro di un paio di mesi, quello che sta accadendo in Cina e in Corea dove il numero dei casi si sta stabilizzando, ci fa ben sperare".

Ma se così fosse, possiamo prevedere che nella seconda metà dell’anno la ripresa sanitaria possa essere accompagnata dalla ripresa economica?

"Non ci sarà una ripresa immediata. Sono abbastanza fiducioso per il futuro, ma certo dalla Bce mi aspettavo una risposta diversa".

La reazione dei mercati alla decisione di tenere i tassi fermi è stata pesantissima...

"Certo, i mercati hanno paura. Io mi aspettavo dalla Bce una mossa molto più forte per impedire che lo spread italiano salga ancora, perché questo adesso ci crea una crisi finanziaria che rischia di portare danni economici proprio nel momento in cui avremo vinto la guerra contro il coronavirus. La Bce doveva dare rassicurazioni e non lo ha fatto. Io sono il primo a dire che abbassare i tassi non aiuta l’economia, però il taglio serve a rassicurare la finanza. A cosa serve immettere liquidità a ottobre o a novembre quando l’emergenza sarà finita?"

A differenza di altre pesanti crisi come quella originata dal crack di Lehman Brothers nel 2008 questa volta le cose sembrano più gravi perché la pandemia è accompagnata dalla guerra del petrolio fra fra Russia e Arabia Saudita che ha provocato la caduta del prezzo del greggio e prima del dilagare del virus c’erano già segnali di recessione in tutto il mondo, l’economia mondiale era già in frenata. Non è cosi’?

"Sì, questa volta è peggio. Non sappiamo ancora quanto profonda sarà questa recessione globale e quanto potrà durare. Ma le conseguenze economiche e le ripercussioni finanziarie di questa pandemia, così difficile da circoscrivere, potrebbero rivelarsi più contagiose e tossiche dell’influenza spagnola del 1918 o quella di Hong Kong del 1968 che ha ucciso un milione di persone in tutto il mondo".

Quanto potrà continuare la volatilità sui mercati?

"E’ difficile dirlo, ma credo al massimo fino a maggio".

La prima economia che si riprenderà sarà quella cinese?

"Il mercato cinese si è già ripreso. Da due settimane fa meglio del mercato americano e di quello europeo. Il governo ha già fatto varie mosse di politica monetaria e fiscale per far ripartire la macchina economica. E questo perché in Cina non c’è più una crescita dei contagi, le attività si stanno riprendendo. Lì hanno chiuso tutto obbligando la gente a non muoversi. E’ il vantaggio, se posso dire, di governi poco democratici: in Cina se uno usciva di casa veniva arrestato".