di Gabriele Tassi L’app che fa cantare il mondo sembra destinata a finire nel mirino dei grandi fondi di private equity americani. Si chiama Musixmatch e ha un Dna al 100% bolognese l’ormai ex startup che, secondo alcune indiscrezioni, starebbe guardando oltreoceano per intercettare e aprire i propri capitali a un investitore finanziario. L’idea di partenza della piattaforma? Semplice ed efficace: affonda le sue radici nel lontano 2010, quando i fondatori, Max Ciociola e Gianluca Delli Carri pensarono come far apparire in tempo reale i testi dei brani più popolari su cellulari, tablet e...

di Gabriele Tassi

L’app che fa cantare il mondo sembra destinata a finire nel mirino dei grandi fondi di private equity americani. Si chiama Musixmatch e ha un Dna al 100% bolognese l’ormai ex startup che, secondo alcune indiscrezioni, starebbe guardando oltreoceano per intercettare e aprire i propri capitali a un investitore finanziario. L’idea di partenza della piattaforma? Semplice ed efficace: affonda le sue radici nel lontano 2010, quando i fondatori, Max Ciociola e Gianluca Delli Carri pensarono come far apparire in tempo reale i testi dei brani più popolari su cellulari, tablet e computer.

Il resto è praticamente storia, con un passaggio importantissimo datato 2015: un accordo con Spotify, il colosso svedese della musica in streaming con milioni e milioni di utenti in tutto il mondo, che integra al suo interno le funzioni dell’app bolognese, facendo apparire con un click il testo della canzone che si sta ascoltando. E sono di Musixmatch anche i testi usati nelle stories di Instagram.

I presupposti per una crescita continua ci sono praticamente da sempre, e le attese sono per una rapida ascesa del gruppo Musixmatch, che attende un Ebitda (margine operativo lordo) in incremento a 30 milioni di euro il prossimo anno. Sulla base dei multipli del settore, la valutazione richiesta, secondo alcune stime, sarebbe tra i 300 e i 400 milioni di euro.

Offerte attese – per la potenziale gallina dalle uova d’oro nostrana – già a partire dalla prossima settimana. Il dossier riguardante l’azienda infatti, sempre secondo alcune indiscrezioni, sarebbe finito sul tavolo dei colossi d’Oltreoceano del private equity, come Tpg, Apax, Kkr e Francisco Partners, tutti specializzati sul settore tech.

Tornando alla storia di Musixmatch, conta oltre 70 milioni di utenti, 14 milioni di testi online tradotti in 80 lingue e decine di dipendenti oltre a clienti del calibro di Facebook, Google, Apple e Amazon. Una storia lunga undici anni, quella dell’azienda, che ha fatto fortuna grazie all’avvento della musica digitale, e, nel 2015, è stato persino tra i vincitori del FbStart Program, il programma globale di Facebook che aiuta le startup a crescere.

Lo stesso Zuckenberg, l’ideatore del social network più famoso di sempre ha speso parole al miele per la creatura ‘made in Bo’: "Oggi le buone idee si sviluppano un po’ ovunque nel mondo. In Europa è nata Spotify. In Italia c’è Musixmatch di Max Ciociola".

Anche le eccellenze della moda sorridono all’app bolognese. Lo storico brand Gucci, proprio grazie a Musixmatch, ha calcolato in quante canzoni è presente il nome del marchio: esattamente 22.705 e ha utilizzato il dato nella campagna pubblicitaria per i cent’anni dell’atelier. Ma il gruppo emiliano non si è di certo fermato, allargando il ventaglio della sua offerta anche a chi la musica la produce. Musixmatch Pro artisti, autori, tecnici del suono, editori ed etichette possono gestire attraverso il servizio la presenza dei crediti nelle opere e i corrispettivi generati dall’utilizzo.