Giovedì 18 Luglio 2024
Antonio Petrucci
Economia

Musica, le big contro l’uso dell’AI. Nel mirino le piattaforme Udio e Suno

Sono accusate di aver addestrato la propria A.I. con l’uso di canzoni protette da copyright

Alice Cooper

Alice Cooper

Potrebbe essere una di quelle cause capaci di fare giurisprudenza, in grado cioè di influire sulle sentenze che in futuro verranno espresse dai giudici su questa tematica. E’ l’azione legale annunciata dalle grandi etichette musicali statunitensi, Sony Music Entertainment, Warner Records e Universal Music Group Recordings, contro l’uso dell’Intelligenza Artificiale da parte di Udio e Suno. Si tratta di due piattaforme accusate di aver addestrato la propria A.I. con l’uso di canzoni protette da copyright. Tali piattaforme permettono agli utenti di comporre brani originali con pochi click, ovviamente non creati da mente umana, ma che nascono dall’aver “studiato” musiche create in passato da artisti, e quindi reinterpretate dal software, il cui sviluppo negli ultimi tempi sta sollevando notevoli questioni morali oltre che strettamente economiche e legali.

Le precedenti cause contro le A.I.

In passato erano già state avviate delle cause contro colossi come Meta e Open AI, quest’ultima nota per aver lanciato sul mercato ChatGpt. Anche in quei casi il tema era il copyright delle opere letterarie di autori americani. Entrando nello specifico delle richieste dei legali delle 3 majors americane, si parla di creazione di dataset avviati dall’analisi di brani già esistenti, per il cui uso non sarebbero mai state fatte richieste ufficiali di utilizzo. I danni stimati sono di 150mila dollari per ogni brano, dunque una cifra che potenzialmente potrebbe mettere in difficoltà le società accusate, ma che soprattutto potrebbe innescare una serie di cause a cascata, per evitare le quali molti addetti ai lavori da tempo chiedono una regolamentazione. In tal senso, ad oggi negli Stati Uniti qualcosa si è mosso, come dimostra la legge statale da poco in vigore nel Tennessee, che regola il consenso per quanto riguarda l’inserimento nei dataset della voce dei cantanti. Ci si trova senza dubbio di fronte a qualcosa di epocale, come lo fu la nascita degli mp3, e le tante piattaforme che permettono, dietro pagamento di un abbonamento, di fruire di decine di migliaia di brani musicali, dopo accordi coi titolari dei diritti d’autore, dimostrano che un accordo è senza dubbio possibile e, anzi, necessario, fra artisti e sviluppatori di A.I.

Anche la Sony prova a cautelarsi

Intanto, c’è chi si muove in maniera preventiva, come il colosso Sony che nelle scorse settimane ha inviato oltre 700 lettere a sviluppatori di A.I., pretendendo di essere informata qualora vengano usate musiche del catalogo Sony. In una nota, la società si dice preoccupata del fatto che «un uso non autorizzato delle opere musicali del catalogo sia avvenuto», e si dice pronta a tutelare i propri artisti in tutte le sedi legali. L’ennesima dimostrazione di come sia urgente un accordo e una regolamentazione, per la musica e non solo, dell’ormai inarrestabile nuovo sistema artificiale, che la norma ISO/IEC 42001:2023 definisce come “la capacità di un sistema di mostrare capacità umane quali il ragionamento, l’apprendimento, la pianificazione e la creatività”.

Il precedente a Hollywood

Forse ci vorrà ancora qualche anno per capire fino in fondo le potenzialità dell’A.I., ma intanto molti posti di lavoro rischiano di scomparire, come nei mesi scorsi denunciarono gli attori a Hollywood, spaventati dal fatto che nel giro di pochi anni, con lo sviluppo e le migliorie che certamente interesseranno questo nuovo sistema, si arriverà a fare a meno proprio degli interpreti umani. In quel caso, dopo uno sciopero durato 118 giorni, il 9 novembre 2023 si arrivò ad un accordo che prevedeva un aumento del 7% per i salari minimi e la prima protezione per gli attori contro l’A.I., siglato dalle due parti in causa, cioè l’associazione sindacale Sag-Aftra, che raccoglie gran parte degli attori americani, e l’associazione dei produttori. Qualcosa di simile a quello che, si spera, avverrà in futuro fra majors musicali e sviluppatori.