di Pino Di Blasio Invece di ricevere un risarcimento danni di 430 milioni di euro, i fondi di investimento Alken e Virmont sono stati condannati a rifondere le spese processuali e a pagare 250mila euro a favore del Monte dei Paschi, 300mila euro agli ex vertici della Banca, Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, 250mila euro all’ex presidente del collegio sindacale Paolo Salvadori, 250mila euro a favore di Nomura e...

di Pino Di Blasio

Invece di ricevere un risarcimento danni di 430 milioni di euro, i fondi di investimento Alken e Virmont sono stati condannati a rifondere le spese processuali e a pagare 250mila euro a favore del Monte dei Paschi, 300mila euro agli ex vertici della Banca, Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, 250mila euro all’ex presidente del collegio sindacale Paolo Salvadori, 250mila euro a favore di Nomura e 68mila euro a testa per gli altri ex vertici Mps, Giuseppe Mussari e Antonio Vigni.

È la sentenza del Tribunale di Milano, presieduto da Elena Riva Crugnola, che smonta la tesi sostenuta da Giuseppe Bivona, consulente di Bluebell Partner e dei due fondi internazionali sulla esposizione nei bilanci dei derivati Alexandria e Santorini. Per Bivona e i fondi Alken, gli investimenti di 497 milioni complessivi per gli aumenti di capitale 2014 e 2015 del Monte dei Paschi, sarebbero stati fatti sulla base di "informazioni non corrette né veritiere" sui bilanci Mps. Da qui la richiesta di risarcimento del sanno sofferto dai fondi.

Per il Tribunale, al contrario, il mercato era stato informato della problematica del Monte sui crediti deteriorati, e forse proprio queste informazioni, hanno fatto cambiare strategia ai fondi, che hanno cominciato a vendere azioni Mps. Non solo: già a febbraio 2013, Rocca Salimbeni aveva chiarito il senso delle operazioni Alexandria e Santorini e i loro effetti sul bilancio. E la contabilizzazione a saldi chiusi anziché aperti, non ha generato "nessun disorientamento del mercato", perché si è trattato di "informazioni sociali il cui contenuto contabile era corretto". Bastavano i prospetti ’proforma’ per allertare un investitore ragionevole, tanto più un fondo.

La sentenza di Milano è un assist al ministero dell’Economia, alleggerisce uno dei macigni (le richieste di risarcimento al Monte da 10 miliardi per le cause legali) che frenerebbero la vendita della banca senese. Ora il grande accusatore, Giuseppe Bivona, è stato battuto dai giudici. E lunedì l’ad di Banca Mps, Guido Bastianini, sarà ascoltato dalla Commissione Banche presieduta da Carla Ruocco.