di Pino Di Blasio Il piano strategico che il consiglio d’amministrazione del Monte dei Paschi ha approvato ieri ha un orizzonte 2021-2025 ma una validità fino al 19 gennaio. Il giorno di un nuova seduta consiglio che, oltre a convocare l’assemblea per il bilancio 2020, sottoporrà ai soci una proposta di intervento sul capitale "che tenga conto degli effetti dell’operazione Hydra e delle deliberazioni che saranno adottate sulle necessarie misure di rafforzamento patrimoniale"....

di Pino Di Blasio

Il piano strategico che il consiglio d’amministrazione del Monte dei Paschi ha approvato ieri ha un orizzonte 2021-2025 ma una validità fino al 19 gennaio. Il giorno di un nuova seduta consiglio che, oltre a convocare l’assemblea per il bilancio 2020, sottoporrà ai soci una proposta di intervento sul capitale "che tenga conto degli effetti dell’operazione Hydra e delle deliberazioni che saranno adottate sulle necessarie misure di rafforzamento patrimoniale".

Cosa hanno deciso ieri i consiglieri del Monte? Che non metteranno vincoli a ipotesi aggregative, che il piano approvato rispetta gli impegni assunti dal governo italiano con la Dg Comp europea "per avviare un processo di dismissione della partecipazione detenuta dal ministero nel capitale sociale di Mps da realizzare con modalità di mercato e anche attraverso operazioni finalizzate al consolidamento del sistema bancario".

Niente progetti stand alone, il Monte aspetta le mosse del Tesoro e del board di Unicredit per sapere a chi andranno le azioni Mps. Le iniziative strategiche adottate puntano a creare rapidamente valore, a mantenere l’attuale modello operativo e a non intralciare la trattativa. Tre i punti cruciali: la focalizzazione del modello di business sulla clientela chiave, quindi meno corporate e più retail, meno grandi aziende e più famiglie; semplificazione organizzativa; gestione dei rischi.

Ci sono due numeri da rimarcare: il fabbisogno di capitale da 2 a 2,5 miliardi, che sarà contenuto nel capital plan che il Monte sottoporrà alla Bce entro il 31 gennaio, assieme alle indicazioni per trovare quei miliardi. E gli esuberi netti fissati in 2.670 unità. L’aggettivo chiave è "netti". Quella cifra sarà il risultato del totale degli esuberi meno le nuove assunzioni. In caso di utilizzo massiccio del fondo esodi, si potrebbe arrivare a 5.400 esuberi, con una nuova assunzione per ogni due uscite. E il tetto sarebbe quello prefissato. Altri passaggi da rimarcare, il ritorno al pareggio di bilancio, previsto nel 2022 e il ritorno all’utile netto nei bilanci del 2023.

Il piano strategico sarà trasmesso al ministero dell’Economia che dovrà avviare il confronto con la Commissione europea. Sul fronte interno, la prima reazione è di Lando Sileoni (Fabi): "È solo il primo tempo di una partita più complessa nella quale inciderà la determinazione delle parti interessate rispetto alle decisioni già prese da Bce e Commissione Ue".