La Monte dei Paschi di Siena, fondata nel 1472, è la più antica banca del mondo
La Monte dei Paschi di Siena, fondata nel 1472, è la più antica banca del mondo
di Pino Di Blasio Tra Unicredit e ministero dell’Economia sembra calata una cortina di gelo. Il divario tra le condizioni dell’ad Andrea Orcel e le necessità del Governo per vendere il 64% del Monte dei Paschi negli ultimi giorni si è allargato, è diventato un crepaccio. E l’esito della trattativa non è affatto scontato. "Se la proposta del governo non rispetterà tutte le condizioni stabilite lo scorso luglio – trapela da fonti vicine a piazza Gae Aulenti –...

di Pino Di Blasio

Tra Unicredit e ministero dell’Economia sembra calata una cortina di gelo. Il divario tra le condizioni dell’ad Andrea Orcel e le necessità del Governo per vendere il 64% del Monte dei Paschi negli ultimi giorni si è allargato, è diventato un crepaccio. E l’esito della trattativa non è affatto scontato. "Se la proposta del governo non rispetterà tutte le condizioni stabilite lo scorso luglio – trapela da fonti vicine a piazza Gae Aulenti – il gruppo potrebbe prendere in considerazione la possibilità di ritirarsi".

Le condizioni sono quelle contenute nella nota del 29 luglio, ma sono diventate molto più ’salate’ per il Tesoro. Ai crediti deteriorati da 4,2 miliardi di euro e ai rischi legali (più o meno 6 miliardi, dopo la cancellazione delle liti con la Fondazione Mps), i negoziatori di Orcel hanno aggiunto un altro pacchetto di miliardi di crediti dubbi, hanno tolto pezzi del Monte non graditi, come Capital Services, Leasing & Factoring, Consorzio Operativo, più 300 sportelli del centro sud poco redditizi, da girare eventualmente a MedioCredito Centrale. E anche l’aumento di capitale propedeutico all’accordo è quasi triplicato. Dai 2,5 miliardi iniziali, sta toccando quota 7 miliardi, stando alle ultime anticipazioni di Bloomberg. Chi è vicino al team della due diligence afferma che 5 miliardi di euro "riuscirebbero a coprire solo le esigenze di breve termine per il Monte dei Paschi, che avrebbe bisogno di un importo ben più elevato per una soluzione a lungo termine, sia se restasse da solo sia se si aggregasse a un’altra banca".

L’affare Mps è sempre stato una partita a poker, ora siamo nella fase degli ultimi rilanci, dei bluff e delle carte che si scoprono. I prossimi giorni saranno decisivi. Per Orcel il 27 ottobre è la data finale; è il giorno del cda sui risultati del terzo trimestre, l’ad vorrebbe una risposta definitiva dal Ministero per l’aggregazione di Mps.

La risposta del governo? Prima l’invito a Unicredit a mettere per iscritto il perimetro di attività Mps che interessano, in pratica a presentare un’offerta ufficiale. Poi l’intenzione di inserire, martedì nella legge di bilancio, la proroga di sei mesi per le attività fiscali differite, il tesoretto di sconti sulle tasse da 2,5 miliardi per chi acquisirà tutto il Monte. Non pezzetti della Rocca, come vorrebbe Orcel.