Guido Bastianini, 62 anni, è l’attuale amministratore delegato di Mps
Guido Bastianini, 62 anni, è l’attuale amministratore delegato di Mps
Più che un risiko della finanza, sembra un tavolo da poker. Dove si va avanti a colpi di bluff, rilanci, aperture al buio e carte rigorosamente coperte. Nella partita per il futuro del Monte dei Paschi e l’eventuale fusione con Unicredit, la politica è molto più avanti rispetto alla finanza. Gioca a modo suo, rivelando piani di carta, dando corpo a ipotesi, provocando effetti concreti su voci non confermate. La prima conseguenza è il balzo in Borsa del titolo Banca...

Più che un risiko della finanza, sembra un tavolo da poker. Dove si va avanti a colpi di bluff, rilanci, aperture al buio e carte rigorosamente coperte. Nella partita per il futuro del Monte dei Paschi e l’eventuale fusione con Unicredit, la politica è molto più avanti rispetto alla finanza. Gioca a modo suo, rivelando piani di carta, dando corpo a ipotesi, provocando effetti concreti su voci non confermate. La prima conseguenza è il balzo in Borsa del titolo Banca Mps, che ieri ha chiuso a +6,09%, risalendo a 1,097 euro, solo sulla base del piano riportato dal Messaggero, che prevederebbe una fusione accelerata con Unicredit e uno spin off di una piccola banca toscana, con le 480 filiali del Monte nella regione, che operi per 3 anni, per venire incontro alle richieste degli enti senesi e del presidente della Toscana Giani.

Il piano prospettato ieri ha fatto fare un balzo dalle sedie ai diretti interessati, Unicredit e ministero dell’Economia. Nessun commento ufficiale, ma è difficile pensare a un acquirente, seppur riottoso, che accetti l’idea di una banca separata, anche se a scadenza. Meglio partire dalle verità incontestabili: la prima è che il Monte deve approvare un piano per la Bce nel consiglio del 19 gennaio, che indichi chi verserà i 2 miliardi e mezzo di euro di nuovo capitale per rispettare i parametri. In due settimane gli amministratori di Rocca Salimbeni dovranno partorire un memorandum of understanding, un protocollo d’intesa, in cui dettagliare le tappe verso la fusione. Come è accaduto per tutte le altre operazioni, Intesa Sanpaolo su CariFirenze, Banco di Roma e Banco di Sicilia, ci potrà essere anche una fase in cui il Monte mantenga la sua autonomia e la sua rete, limitata dalla Toscana in giù, per ridare valore al brand e sfruttare la vocazione territoriale. La durata dipenderà dalla trattativa.

Seconda verità, l’intenzione di neutralizzare la richiesta di 3,8 miliardi di danni avanzata dalla Fondazione Mps, per evitare che Unicredit si trovi una mina nel percorso di fusione. I legali di Fondazione e Banca Mps hanno cominciato a trattare, ma le posizioni sono sideralmente lontane dalle indiscrezioni su offerte attorno a 500-700 milioni su carta, ovvero azioni in cambio. Senza l’accordo con la Fondazione, Unicredit frenerebbe ancora di più. E la Bce vuole progetti tecnici, non sogni politici.

Pino Di Blasio