di Pino Di Blasio L’unica cosa certa è che i tempi sono accelerati: entro fine anno si conoscerà il destino del Monte dei Paschi e si saprà se l’operazione con Unicredit sarà la seconda grande aggregazione nel risiko bancario italiano o sarà il sogno infranto del ministro del Tesoro Gualtieri e del futuro presidente Padoan. Il ministro ieri ha ribadito il suo pensiero: "Lavoriamo per sostenere e rafforzare il Monte definendo un percorso di rilancio con la...

di Pino Di Blasio

L’unica cosa certa è che i tempi sono accelerati: entro fine anno si conoscerà il destino del Monte dei Paschi e si saprà se l’operazione con Unicredit sarà la seconda grande aggregazione nel risiko bancario italiano o sarà il sogno infranto del ministro del Tesoro Gualtieri e del futuro presidente Padoan. Il ministro ieri ha ribadito il suo pensiero: "Lavoriamo per sostenere e rafforzare il Monte definendo un percorso di rilancio con la Commissione Ue che passerà anche per un’operazione di fusione con un partner sufficientemente forte da consentirle un futuro". Il primo passaggio sarà il cda straordinario di Mps domani: è la conseguenza degli accantonamenti per 410 milioni di euro decisi dalla Rocca giovedì, per far fronte all’aumento dei rischi di pagare risarcimenti danni, dopo la condanna degli ex vertici Alessandro Profumo, Fabrizio Viola e Paolo Salvadori. Quei 400 milioni, assieme ai 700 milioni del bond T1, ultima condizione per approvare l’operazione Hydra e la cessione di 8,1 miliardi di crediti deteriorati, e al miliardo e passa di perdite del primo semestre, hanno convinto il Tesoro a rafforzare il patrimonio fortemente indebolito di Mps, con un’iniezione da 1,5 a 2,5 miliardi prima che lo imponga la Bce. Solo che il ministro Gualtieri non vuole buttare altri miliardi nella nave Mps prima di tappare le falle. E per questo finalizzano l’aumento di capitale all’accelerazione dei progetti di fusione. L’unico partner sulla piazza resta Unicredit. Ma in piazza Gae Aulenti c’è ancora Mustier al comando e Padoan salirà al vertice in primavera.

Il do ut des tra Tesoro e Mustier sarebbe il placet sullo scorporo delle attività europee, una banca continentale che stringerebbe un’alleanza con la tedesca CommerzBank. Mentre il Monte sarebbe integrato con la parte italiana di Unicredit. I condizionali sono d’obbligo, l’allergia di Mustier a qualunque fusione resta inalterata.

Ci sarebbero condizioni favorevoli per il ceo francese: l’aumento di capitale da 2,5 miliardi, le attività fiscali differite per oltre 3 miliardi (il Monte le ha in dote) per risparmiare sulle tasse e infine i costi degli esuberi, quantificati in 6mila dipendenti. Sono solo indiscrezioni, i 5Stelle e Lando Sileoni della Fabi, insistono perché il Tesoro chieda una proroga all’Europa della vendita di Mps per evitare pesanti tagli.