di Pino Di Blasio Non è solo il quanto, è soprattutto il come. Al primo avverbio devono pensare l’amministratore delegato Guido Bastianini e i consiglieri del Monte dei Paschi a partire dalla presidente Patrizia Grieco. Al secondo il ministero del Tesoro e la politica. Ieri a Rocca Salimbeni è andato in scena un altro consiglio straordinario, dedicato al dossier ’aumenti di capitale’. Non solo per i 410 milioni di euro di ulteriori accantonamenti per far fronte ai rischi legali, deciso dal cda di qualche giorno fa. Ma anche perché il Monte ha urgente bisogno di irrobustire il suo patrimonio: indebolito dal...

di Pino Di Blasio

Non è solo il quanto, è soprattutto il come. Al primo avverbio devono pensare l’amministratore delegato Guido Bastianini e i consiglieri del Monte dei Paschi a partire dalla presidente Patrizia Grieco. Al secondo il ministero del Tesoro e la politica. Ieri a Rocca Salimbeni è andato in scena un altro consiglio straordinario, dedicato al dossier ’aumenti di capitale’. Non solo per i 410 milioni di euro di ulteriori accantonamenti per far fronte ai rischi legali, deciso dal cda di qualche giorno fa. Ma anche perché il Monte ha urgente bisogno di irrobustire il suo patrimonio: indebolito dal miliardo di euro di asset ceduti ad Amco per l’operazione Hydra, dai 1.066 milioni di euro di perdite del primo semestre, che saliranno senza dubbio dopo i conti del terzo trimestre (saranno approvati giovedì 5) e per l’ammontare della dote per le controversie legali e stragiudiziali, salita a quota 1,3 miliardi.

Questo il prologo del consiglio di ieri. Che sarebbe orientato a irrobustire il capitale del Monte da 2,2 a 2 miliardi e mezzo. Con 1,5 miliardi già previsti nel Decreto Agosto per dare più solidità al sistema finanziario italiano. Deciso il quanto, tocca parlare del come. A dar retta al mercato, la Borsa scommette sulla fusione con Unicredit. Anche per questo ieri il titolo Mps ha chiuso a +8,32%, e Unicredit a +3,20%.

Questa è la strada preferita dall’azionista di riferimento, il ministero dell’Economia. Per il quale la ricapitalizzazione del Monte sarebbe funzionale al matrimonio con Unicredit, per dar vita al secondo grande polo bancario in Italia e affidare il Monte "a un partner sufficientemente forte da consentire un futuro", per usare le parole del ministro Roberto Gualtieri. Assieme al direttore generale Alessandro Rivera, il titolare del Tesoro ha usato tutti i suoi poteri di moral suasion per convincere Bce, Commissione Europea e comunità finanziaria che il Governo non intende restare azionista di maggioranza del Monte oltre il 2021. Vuole riportare il gruppo Mps nell’orbita privata, metterlo nelle mani di un grande gruppo capace di sfruttare i 4 milioni e mezzo di clienti e un attivo da 132 miliardi per supportare l’economia dell’Italia di mezzo.

Ma contro i promessi sposi Mps-Unicredit, ci sono diversi oppositori, schierati come i bravi manzoniani. I primi sono i governativi dei 5Stelle, con il sottosegretario Riccardo Fraccaro in testa. Il fronte continua a coltivare l’idea di un polo bancario pubblico che unisca i tre istituti in difficoltà, Mps, Carige e Popolare Bari, per dare vita a un grande calderone di Stato. Ipotesi che piacerebbe ai sindacati e ad altri partiti, soprattutto il Pd toscano. Inevitabile che la fusione si traduca in pesanti ricadute occupazionali, con la prima idea di 6mila esuberi sui 23mila dipendenti totali di Mps. Ma anche se il Monte restasse solo, il taglio sarebbe drammatico.

Alla politica ieri si sono uniti gli analisti di Equita. Per i quali la fusione "presenta più rischi che opportunità per Unicredit, con conseguente aumento del profilo di rischio e impatto negativo sulla valutazione".