di Davide Gaeta

Bisogna riconoscere che, almeno per il settore agricolo, la reazione della politica europea alle crisi economica conseguente a quella sanitaria c’è stata e forse, considerati i suoi tempi di movimento, sufficientemente rapida. La domanda riguarda invece l’efficacia delle misure adottate e le ragioni del flop, rispetto al budget previsto. Il caso del vino è esemplificativo: vendemmia verde e distillazione, malgrado siano state messe in campo da subito, in verità hanno fallito, almeno parzialmente. Tanto che le risorse messo a disposizione sono ancora lì da essere spese con, addirittura, per il nostro Paese, la paura di dover restituire oltre 60 milioni di euro. Le contro-mosse, distillazione estesa a Dop e Igp (quella di crisi per i vini da tavola ne ha utilizzati meno di un terzo), promozione potenziata con maggiori risorse (cento milioni?) ed estesa ai Paesi europei anziché solo nei Paesi terzi, aiuti allo stoccaggio per sospendere la massa di vino sul mercato e rimandare ai prossimi anni la commercializzazione, sostegni agli investimenti ed aiuto al credito con un ruolo efficace di garanzia di Stato; tutte misure che sono ancora ‘in mente dei’ o nelle agende delle infinite riunioni di filiera nelle sale del ministero dell’Agricoltura.

Il sospetto è che forse rappresentino più i protagonismi delle tante organizzazioni agricole che non le reali esigenze delle imprese, con il rischio di allargare ulteriormente la forbice tra la rappresentanza sindacale ed il suo mondo imprenditoriale. Si possono redistribuire le risorse non utilizzate in nuove misure per il sostengo? La risposta è probabilmente sì a condizione di farlo presto. Ma per farlo bisogna essere d’accordo, dimenticare i protagonismi delle tante, troppe organizzazioni sindacali ed esprimersi con una voce unica nell’interesse collettivo.

Davide. gaeta@univr.it