Roma, 9 agosto 2018 - Il governo ha rinviato al 2020 molti progetti del piano periferie - per l'esattezza 96 su 120 - per un valore totale di 1,6 miliardi. 

IL PIANO PERIFERIE - Il "piano periferie" era nato con il governo Renzi, che lo aveva inserito nella legge di bilancio per il 2016 (art. 1 co. 974-978). Il programma era di realizzare "interventi urgenti per la rigenerazione delle aree urbane degradate". Gli enti coinvolti avrebbero dovuto inviare i progetti di riqualificazione alla Presidenza del Consiglio, che li avrebbe esaminati ed eventualmente approvati.
Il programma è proseguito anche durante il governo Gentiloni, che lo ha confermato con la legge di bilancio per il 2017 (art. 1 co. 141) e finanziato ulteriormente con il decreto del 29 maggio 2017. Alla fine del programma, erano stati approvati 120 progetti, per un costo complessivo per lo Stato di 2,06 miliardi di euro. A marzo 2017 erano stati approvati i primi 24 e ad aprile 2018 gli altri 96.

IL DL MILLEPROROGHE - Che cosa è successo con il nuovo governo? Il Senato ha approvato il 6 agosto l'emendamento 13.2 in sede di conversione del cosiddetto "Milleproroghe", che dispone (art. 1 co. 1 bis): "L'efficacia delle convenzioni concluse sulla base di quanto disposto ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 maggio 2017, nonché delle delibere del Cipe n. 2 del 3 marzo 2017 e n. 72 del 7 agosto 2017, adottate ai sensi dell'articolo 1, comma 141, della legge n. 232 del 2016, è differita all'anno 2020". 
Dunque i fondi stanziati dai governi di centrosinistra per le periferie vengano rinviati al 2020. L'emendamento non interviene sui 500 milioni stanziati dalla legge di Bilancio per il 2016 (quella targata governo Renzi), e dunque i miliardi "sottratti" alle periferie ammontano a 1,6. Cifra confermata anche dal presidente dell'Anci (l'Associazione dei Comuni italiani) Antonio Decaro, che infatti collega la polemica a 96 progetti: dei 120 totali, 24 non vengono interessati dal rinvio. Il primo comma dell'emendamento infatti fa salvi i progetti "individuati con i decreti adottati anteriormente alla data del 18 aprile 2018". 

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I SOLDI 'LIBERATI' - Ma che fine fanno i soldi che dovevano andare quest'anno alle periferie? Le risorse - appunto 1,6 miliardi - vengono assegnati in parte (1,03 miliardi di euro), dall'art. 1 co. quater dell'emendamento, a un "fondo" di nuova istituzione "da utilizzare per favorire gli investimenti delle città metropolitane, delle province e dei Comuni". Ma, dice l'Anci, il nuovo fondo di fatto ancora non esiste e non c'è alcuna garanzia che le risorse sottratte alle periferie verranno poi effettivamente ripartite tra i Comuni né alcuna informazione sul come. Per saperlo si dovrà attendere la legge di bilancio.

I VOTI DEL PD - L'emendamento 13.2 ha ricevuto il parere favorevole del governo, per bocca del relatore Stefano Borghesi (Lega), ed è stato approvato all'unanimità non con i soli voti della maggioranza Lega-M5S: su 271 senatori presenti hanno votato a favore in 270 (tutti tranne la presidente Casellati, che come prassi si è astenuta), inclusi quelli del Pd e delle altre opposizioni. Dall'ufficio di presidenza del Pd hanno giustificato l'accaduto scrivendo in una nota che "il testo del controverso emendamento al Milleproroghe è particolarmente involuto, soprattutto nel passaggio relativo al bando delle periferie. Formalmente assegna nuove risorse ai Comuni, seppure di gran lunga inferiori a quelle erogate dai governi del Pd. Sempre formalmente, si propone anche l'obiettivo di dare più tempo ai Comuni per completare i progetti. Per questi motivi, tutta l'Aula lo ha votato, comprese le opposizioni".