Sopra, la maschera antivirus realizzata dall’azienda Mestel Safety A destra, nel tondo, Luca Gamberini
Sopra, la maschera antivirus realizzata dall’azienda Mestel Safety A destra, nel tondo, Luca Gamberini

D’estate è capitato a tutti di vedere sulle spiagge bagnanti con la maschera integrale per fare snorkeling, quella che copre tutta la faccia e ti lascia la bocca libera perché a differenza di quelle tradizionali non ha il tubo per la respirazione. La Easybreath, questo il suo nome in commercio, ha avuto un successo pazzesco e ha rivoluzionato il mercato delle immersioni in apnea. Quella maschera nacque dalla fortunata partnership fra il gruppo leader delle immersioni, l’Ocean Reef Group di Genova, e il gruppo leader della distribuzione sportiva, Decathlon. Ebbene, una maschera molto simile a questa può diventare una maschera anti contagio, una maschera per difendersi dal Coronavirus. L’azienda genovese Mestel Safety, società del gruppo Ocean Reef, con 58 anni di esperienza nello stampaggio di prodotti in gomma per attrezzatura subacquea ma non solo, ha già depositato il brevetto.

"Il brevetto – spiega Luca Gamberini, 34 anni, marketing manager di Ocean Reef Group, l’azienda genovese di famiglia – è quello di un adattatore che di fronte all’attuale gravissima emergenza sanitaria è in grado di trasformare una maschera per guardare i pesci in una maschera che evita il contagio. Un adattatore che può accogliere filtri da collegare alle normali maschere da snorkeling".

Un’azienda di Brescia, la Isinnova, ha già iniziato a produrle dopo la brillante intuizione di un medico in pensione che usava quella maschera d’estate al mare. Il vostro è un progetto analogo ma differente? E come?

"Innanzitutto io dico chapeau ai ragazzi di Isinnova perché noi abbiamo progettato quella maschera da snorkeling per Decathlon già oltre dieci anni fa, noi siamo da sempre nel mondo della subacquea, per noi insomma è stato un passaggio più facile ipotizzare un uso diverso della maschera. Va dato grande merito al medico e anche a Isinnova che ha sviluppato l’idea. Diciamo che abbiamo fatto due cose diverse, ma parallele. Loro hanno ragionato sulla necessità del medico che non trovava quei dispositivi necessari all’ammalato per respirare la giusta percentuale di ossigeno. Pensando a dispositivi che coprissero bene il volto, sia il naso che la bocca e gli occhi hanno rivolto la loro attenzione alle maschere da snorkeling Easybreath che noi abbiamo realizzato e che Decathlon ha commercializzato. Noi invece, circa un mese fa, abbiamo cominciato a pensare in un altro modo. Ci siamo detti: questa crisi potrebbe diventare estremamente grave, come purtroppo poi è accaduto, e ci sarà sicuramente bisogno di maschere del tipo antigas, di protezione di tutto il volto. Abbiamo quindi pensato di adattare un prodotto già disponibile sul mercato a un dispositivo di protezione e allora ci siamo inventati l’adattatore che poi abbiamo brevettato che si possa collegare a qualsiasi tipologia di filtro. In altre parole: Isinnova ha pensato al paziente e all’operatore sanitario, noi abbiamo pensato al largo pubblico, a chi è sano e si vuole proteggere per non ammalarsi, per evitare il contagio Il nostro non è un dispositivo medico, non è certificato come dispositivo di protezione, è qualcosa da utilizzare in emergenza per i privati".

La cosa in comune è la maschera…

"Esattamente. Quello è stato un progetto di Decathlon che noi abbiamo prodotto e realizzato per loro. Vennero a cercare noi già nel lontano 2008 perché sapevano che eravamo esperti di questo tipo di maschere che da tempo facciamo per la subacquea. All’inizio la maschera venne ridicolizzata sulle spiagge, poi ebbe un successo incredibile in tutto il mondo. Noi in realtà siamo partiti da un prodotto molto più complesso e molto più professionale destinato all’utilizzo in profondità per sviluppare insieme ai ragazzi di Decathlon qualcosa di molto più semplice ed economico destinato all’utilizzo in superficie". Quali sono le fasi della produzione?

"Con le nostre stampanti in 3D abbiamo già fatto dei test e realizzato dei prototipi. In Piemonte i nostri fornitori stanno realizzando lo stampo che poi sarà prodotto in grandi quantità".

Questi adattatori vanno bene sulle maschere che avete prodotto voi. Ce ne sono un numero sufficiente?

"Noi ne abbiamo prodotto più di un milione e ci sembrava un numero grande, ma in realtà è piccolissimo se rapportato alla popolazione mondiale".

Dove producete le maschere?

"Tutte le nostre maschere da snorkeling sono state realizzate a Genova. Poi abbiamo la nostra più grande filiale distributiva e uno dei nostri uffici negli Stati Uniti, a nord di San Diego".

Come nasce la vostra azienda?

"Abbiamo 72 anni di lavoro alle spalle. L’ha fondata mio nonno nel dopoguerra. Quello è stato il momento d’oro della subacquea perché unita allo sviluppo dei materiali plastici di gomma. Mio nonno inizialmente aveva una piccola officina e riparava camere ad aria delle biciclette, pneumatici. Da lì capì che questo materiale poteva essere utilizzato per il nuovo sport delle immersioni subacquee. Cominciò tutto così".