Mes e Recovery, si apre una settimana di fuoco per Conte (Ansa)
Mes e Recovery, si apre una settimana di fuoco per Conte (Ansa)

Roma, 11 dicembre 2020 - Camera e Senato approvano la riforma del Mes. L'Europa trova l'accordo e sblocca il Recovery Fund. Sono questi due i grandi temi di politica economica che troviamo in questi giorni sulle prime pagine dei giornali. Prestiti da miliardi di euro per affrontare la crisi del Covid-19, maxi-fondi per contrastare i debiti dei Paesi dell'Unione Europea: a molti la differenza tra Mes (o Fondo Salva-Stati) e Recovery Fund (o Next Generation Eu) non è del tutto immediata. Già a partire dai nomi, che come si può notare, sono molteplici. Proviamo dunque a far chiarezza, a partire da che cos'è il Mes e che cos'è il Recovery Fund, a cosa servono e per quale motivo sono temi così centrali in questo periodo. 

La maggioranza supera l’ostacolo del Mes Sì alla riforma

Renzi e Recovery Fund: "Pronto a far cadere il governo se Conte non fa marcia indietro"

Mes, che cos'è

Il Mes, abbreviazione di "Meccanismo europeo di stabilità" (o anche chiamato Fondo Salva-Stati) è un meccanismo nato nel 2012 (quindi prima della pandemia da Coronavirus) per contrastare una possibile crisi del debito di uno o più paesi dell'Eurozona. In sostanza, serve per fornire assistenza ai Paesi dell'Unione europea che hanno gravi problemi finanziari. Talmente gravi che potrebbero minare la stabilità finanziaria di tutta l'Eurozona. Il Mes è un organismo intergovernativo e pertanto ha una sede fisica, il Lussemburgo, e un direttore generale, il tedesco Klaus Regling. Dispone complessivamente di 700 miliardi di euro ed è finanziato direttamente dai singoli Stati membri. Al primo posto la Germania che contribuisce per il 27,1%, poi la Francia per il 20,35% e l'Italia al terzo posto per il 17,9% (con 14,33 miliardi di capitale versato e altri 125,4 miliardi di capitale sottoscritto). 

Mes, come funziona


Se un Paese dell'Eurozona dunque si trovasse in gravi problemi finanziari, interviene il Mes. Come? Gli strumenti a disposizione sono diversi e variano in base alle necessità. In particolare, l'organismo può attivare prestiti economici (come già successo in Grecia, per esempio), prestiti per la ricapitalizzazione indiretta delle banche (come successo in Spagna), ma anche altri strumenti che per il momento non sono mai stati utilizzati, come l'acquisto di titoli di Stato sul mercato, linee di credito precauzionali e ricapitalizzazioni dirette delle banche. Tutti interventi che sono sottoposti a severe condizionalità. Ovvero: il Paese che ne fa richiesta deve sottoscrivere o una lettera di intenti o un protocollo d'intesa negoziato con la Commissione Ue. In genere da quest'ultima vengono richieste riforme mirate e d'intervento sui punti deboli dell'economia del Paese, che di solito comportano tagli di spesa, aumento delle tasse, privatizzazioni. Ma possono anche essere richieste riforme più strutturali per stimolare la crescita del Paese o addirittura riforme del settore finanziario. 

Recovery Fund, che cos'è


Il Recovery Fund (il nome corretto è Next Generation Eu; lo si chiama Recovery Fund perché quest'ultima è stata la definizione generica utilizzata in un primo momento) è il programma messo in campo dall'Unione europea per affrontare la crisi da Coronavirus. Più nel dettaglio, è il piano che permetterà ai paesi che ne faranno uso di far ripartire l'economia tramite degli investimenti in settori che Bruxelles ritiene prioritari: dalla salute alla transizione ecologica, dall'innovazione alla formazione. In totale ci sono a disposizione 750 miliardi di euro (390 di contributi a fondo perduto e 360 di prestiti): all'Italia sono stati concessi 209 miliardi. 

Recovery Fund, come funziona


Il Next Generation Eu è gestito direttamente dalla Commissione europea, la quale ha fissato le linee guida di intervento contrattando con i singoli Paesi le misure da mettere in campo (ecco il perché della "lite" con Ungheria e Polonia: per l'Ue l'erogazione dei fondi è possibile solo nel rispetto dello Stato di diritto, e quindi nel rispetto della separazione dei poteri, indipendenza della magistratura, riconoscimento dei diritti dei cittadini). I governi perciò dovranno inviare (entro la fine di aprile 2021) alla Commissione i Piani di ripresa e di resilienza. Sarà la Commissione stessa poi a valutarli singolarmente e quindi ad approvarli (o meno).