di Andrea Telara

Meno indebitate e più redditizie. Sono così oggi le imprese italiane (almeno quelle medio-grandi) se si confronta la loro situazione economica finanziaria nel 2020 con quella del 2008. In quell’anno, è bene ricordarlo, partì una grande crisi internazionale, diversa da quella odierna nelle cause che l’hanno generata, ma molto simile negli effetti.

A fotografare questo miglioramento dell’Azienda Italia è stata Modefinance, società attiva nel fintech, un settore che raggruppa tutte le imprese che sviluppano innovazioni tecnologiche applicate al mondo finanziario. In particolare, Modefinance utilizza l’intelligenza artificiale per la valutazione e la gestione del rischio di credito ed è nata come spin-off (cioè come scissione di attività) dell’Università di Trieste. La società del fintech triestina ha compiuto un’indagine analizzando i dati di bilancio del 2007 delle prime 100mila aziende italiane per fatturato e confrontandoli poi con quelli delle stesse aziende rimaste in vita 13 anni dopo, nel biennio 2019-2020, estrapolando infine un campione di 24mila società. Tra le realtà imprenditoriali rimaste in vita nell’arco di oltre un decennio, è aumentato notevolmente il rating creditizio, cioè il "punteggio" che viene solitamente espresso attraverso le lettere dell’alfabeto e che misura la capacità di un debitore di essere solvibile e di far fronte ai propri impegni finanziari.

Nello specifico, il rating medio è salito di un gradino, passando da singola B a doppia BB. Inoltre, Modefinance ha rilevato un notevole incremento delle imprese con un rating alto, identificato dagli analisti con la doppia A e la tripla A. Più nel dettaglio, tra il 2007 e il 2020 le aziende con rating tripla A sono cresciute dallo 0,5 all’1,1% del totale mentre la quota di quelle con ‘punteggio’ doppia A è più che raddoppiata, salendo dal 4,4% all’8,9%. Infine, l’indagine ha evidenziato un miglioramento complessivo del leverage, un indicatore che misura l’indebitamento totale di un’impresa esprimendo il grado di dipendenza da fonti di terzi.

"Si tratta indubbiamente di una buona notizia – ha scritto in un commento sui dati Valentino Pediroda (nella foto), amministratore delegato di Modefinance – anche perché nel frattempo gli strumenti di elaborazione del rating sono diventati più sofisticasti e dunque più affidabili, in grado di cogliere, con l’analisi previsionale affiancata a quella storica, tutte le sfumature delle possibili insolvenze".

Mentre gli esaminatori usano delle tecniche sempre più sofisticate, insomma, l’Azienda Italia si è notevolmente irrobustita. Per questo Pediroda ritiene che le imprese della Penisola siano oggi meglio attrezzare ad affrontare la recessione del 2020 generata dalla pandemia del Coronavirus, che purtroppo si avvia a provocare una caduta del Pil addirittura più ampia di quella del 2008-2009. "Le due crisi che abbiamo messo a confronto sono profondamente diverse – aggiunge Pediroda –, la prima, quella del 2008, è stata prettamente finanziaria, mentre quella attuale dipende dalla domanda e dunque dall’economia reale. Ci sono anche altre differenze: oggi la politica si è subito attivata, non soltanto a livello nazionale ma anche a livello europeo, con un massiccio piano di interventi e finanziamenti".

Secondo l’amministratore delegato di Modefinance, "le aziende sono inoltre più capaci di stare in piedi nella burrasca perché hanno in larga parte preso consapevolezza della necessità di monitorare costantemente i propri punti di forza e di debolezza, anche grazie a Basilea 2 e Basilea 3 (il sistema di regole che ha riformato il sistema bancario spingendolo a valutare con dei rating creditizi le aziende-clienti)". Questi cambiamenti infatti hanno premiato le imprese più attente all’autovalutazione, che si sono dimostrate così più stabili e più resilienti nel tempo. Ed è per questo che, complessivamente, il sistema imprenditoriale risulta oggi più solido.