di Achille Perego

"Tutti hanno un piano: finché non sono presi a pugni in faccia". Comincia così, con l’avvertimento di Mike Tyson applicato agli investimenti nel 2020, l’Outlook 2021 curato da Vincent Chaignèau, Head of Research di Generali Insurance Asset Management. Parole che hanno un riferimento preciso alla pandemia che ha colpito anche le economie del mondo con il calo del Pil dei mercati sviluppati che è stato tra il doppio e il triplo di quello della grande crisi finanziaria. Un contesto nel quale però, ricorda Chaignèau, non molti all’inizio della primavera avrebbero previsto che la maggior parte degli asset rischiosi avrebbe chiuso l’anno di gran lunga al di sopra del livello dell’acqua, con l’indice S&P che ha registrato un incremento del 14%. Ma alla luce di quanto successo l’anno scorso quali sono le previsioni per il nuovo anno, purtroppo cominciato ancora sotto il segno dell’emergenza Covid-19 nonostante il via alle campagne vaccinali?

Lo scenario per gli investimenti deve partire dai rendimenti reali che vengono scambiati in territorio profondamente negativo. Tanto che quelli a 10 anni degli Stati Uniti si assestano al meno 1% contro il 4% circa di quando i Tips (le obbligazioni strutturate emesse dal Tesoro americano) sono stati creati alla fine degli anni Novanta. Nel ciclo attuale la Fed, la banca centrale americana, manterrà i tassi vicini allo zero per anni e, spiega Chaignèau "ci aspettiamo che la Bce adotti un nuovo obiettivo di inflazione, alla conclusione della sua revisione strategica in estate, dopo essersi già impegnata a proseguire il PEPP (il programma di acquisto titoli per la pandemia) almeno fino a marzo 2022. Questa strategia delle banche centrali crea un nuovo paradigma di investimento, in cui i tassi reali sono bloccati a livelli molto bassi". E anche nel 2021, aggiunge il Capo della Ricerca di Generali Investements "vediamo spazio per un aumento limitato dei rendimenti, ancor di più negli Stati Uniti dove l’inflazione è sostanzialmente più elevata che nell’area euro".

Per questo viene indicata una posizione "underweight" (sottopesata) nei titoli governativi. Viceversa, il nuovo anno è iniziato con una posizione di overweight (sovrappesata) nell’azionario con la propensione verso titoli ciclici e value. "Vediamo molto margine di recupero per le valute e le azioni dei mercati emergenti – aggiunge Chaignéau –. Il dollaro, anticiclico, rimane ribassista ma la caduta rallenterà man mano che la ripresa diventerà meno incentrata sulla Cina". Meno bond e più equity, quindi, sapendo però che il 2021 probabilmente non sarà un viaggio tranquillo.

I rischi includono una possibile delusione delle aspettative legate al vaccino (mutazione del virus, effetti collaterali), un severo inasprimento delle normative per il settore tecnologico, una Hard Brexit o una rinnovata animosità Usa-Cina. Il rischio maggiore potrebbe derivare però dal posizionamento degli investitori anche se le posizioni non sono così estreme come prima del rapido crollo del 2018, e gli investitori sembrano meno indebitati e rialzisti.